Sicurezza
Paga il riscatto per riavere il suo smartphone
Vittima del raggiro un docente dell’Alberghiero. Gli rubano il telefono al bar e poi gli chiedono 200 euro per farglielo ritrovare
PISA. I soldi da lasciare in un cestino nei pressi della Stazione Leopolda per ritrovare, tra i rifiuti di piazza Giusti, lo smartphone rubato poco prima.
Una sorta di “cavallo di ritorno” 2.0. Il famoso metodo per estorcere denaro, declinato in versione tecnologica, si è materializzato ieri mattina in un bar nei pressi della stazione ferroviaria. Dove un professore quarantenne di enogastronomia dell’istituto alberghiero Matteotti di Pisa, Pietro Isidoro Vattiata, è stato vittima durante la colazione del furto del suo iPhone 7, uno smartphone dal valore di quasi mille euro.
«Ho ordinato e ho appoggiato il cellulare sul bancone del bar – racconta a Il Tirreno –. Ho preso il caffè e subito dopo mi sono reso conto che l’iPhone era sparito».
Erano da poco passate le 9.30. Insieme allo smartphone, i malviventi hanno rubato anche 150 euro conservati nella custodia del cellulare. Pochi minuti di distrazione sono risultati fatali. Qualcuno, approfittando del locale pieno di clienti, è riuscito a far sparire il cellulare dal bancone, senza dare nell’occhio. Tornato a casa, Vattiata ha cercato di rintracciare attraverso altri dispositivi (iPad e computer) il suo iPhone collegato agli altri apparati tecnologici. Per il professore non c’è stato però nulla da fare. Lo smartphone era già stato disattivato e la scheda telefonica estratta.
Quasi tre ore dopo, i malviventi tecnologici riescono a riattivare l’iPhone e con l’account del telefono ad inviare un messaggio su Messenger, il servizio di messaggistica istantanea di Facebook. «Vuoi il tuo telefono? Metti 200 euro in una busta con un fiocco e lasciala alle 16.30 nel cestino della spazzatura davanti alla Stazione Leopolda, troverai il tuo iPhone in un bidone della spazzatura dentro una busta fucsia in piazza Giusti», il messaggio che il professore è riuscito a leggere dall’iPad. Nessuna traccia dei malviventi. Né un volto, né la voce. Un freddo messaggio su un social network, diventato per uno o più truffatori che hanno concretizzato il colpo il mezzo per ricattare il professore che, disperato e in preda al panico, ha acconsentito alle richieste. Ha lasciato la somma di denaro avvolta in una busta con un fiocco in un cestino dei rifiuti nei pressi della Stazione Leopolda. Era probabilmente seguito a vista dai malviventi, che dopo aver acciuffato il malloppo hanno lasciato come “promesso” lo smartphone a quasi un chilometro di distanza (senza però indicare il posto preciso dove lo avrebbero abbandonato), il docente dell’istituto alberghiero ha raggiunto piazza Giusti, il luogo indicato dai malviventi nel messaggio. Dopo aver rovistato in vari cestini è riuscito a trovare la busta di plastica fucsia che conteneva lo smartphone.
Il professor Vattiata è riuscito a recuperare l’iPhone (per poi denunciare tutto alle forze dell’ordine) intatto, ma senza scheda, portandosi però dentro un senso di insicurezza e il turbamento di essere finito nella trappola di uno o di un gruppo di truffatori che sono riusciti a declinare in chiave moderna il cosiddetto metodo del “cavallo di ritorno”.
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