Attenzione
Tempi lunghi per riaprire la chiesa crollata
Monsignor Cecconi chiede una relazione a uno studio di architetti. I fedeli: «Mettiamo un telone provvisorio sul tetto»
calci
Tempi brevi o lunghi per la riapertura della chiesa di Montemagno, chiusa dopo il crollo di una porzione del tetto? È l’interrogativo che va oltre i confini locali, perché l’edificio riveste un’importanza nazionale, tant’è vero che rientra nei circuiti della storia dell’arte.
Al momento poche le certezze. È partita una ricognizione tecnica dopo che monsignor Antonio Cecconi, che guida l’Unità pastorale Valgraziosa, ha dato incarico a uno studio architettonico di stendere una relazione. A quel punto, alla luce della situazione, sarà possibile valutare l’entità dei danni, comunque notevoli, e ipotizzare i lavori di restauro. Esistono precisi vincoli che rientrano tra l’altro nella sfera di competenza della Soprintendenza alle arti e beni culturali.
Giacciono ancora sul pavimento le macerie dei detriti precipitati dal tetto, dove si è aperto un vasto squarcio. Da più parti viene espressa preoccupazione per le conseguenze che deriveranno dall’arrivo delle piogge. «Magari un grande telone provvisorio protettivo potrebbe risultare provvidenziale. Non diversamente da come si provvedette, non troppo tempo fa, per coprire una porzione delle tettoie della Certosa», dice Carla Benvenuti, attiva cittadina del borgo collinare, da sempre nel cerchio dei fedeli. La chiesa affonda le sue radici nella tradizione del papato, pure per il fatto che a Montemagno ha avuto i natali il Pontefice Pietro Bernardo Paganelli, salito agli onori degli altari con il nome di Papa Eugenio III (il quale aveva assidua frequentazione con San Bernardo), cui è stata intitolata la strada principale del paese.
Dal 1076 con il suo caratteristico campanile il complesso si staglia nell’abbraccio verde del Monte Pisano e simpaticamente si fa ammirare da lontano quale elemento distintivo del paesaggio. Numerose vicende attraverso i secoli hanno proiettato non di rado la chiesa dedicata alla Madonna della Neve al centro dell’attenzione generale. Basta citare la circostanza che il cielo sopra Montemagno viene citato perché attraversato da un Ufo, il primo della serie, a quanto pare. Una cosa straordinaria, leggendo un prezioso documento datato 31 marzo 1631 e conservato negli archivi parrocchiali. «Si fa ricordo che a ore una di notte in circa si vede partire dal cielo un raggio grandissimo partendosi di mezzo levante travviò, quasi netto ponente, in forma di una bomba artificiale e nel far passaggio faceva grandissimo rumore e illuminò talmente tutto il mondo che, benché fosse oscuro pareva che fosse di mezzo giorno e durò quasi lo spazio a dire il parer nostre ch'era lunga un braccio e mezzo in circa e fu vista da me, prete Simone Barasaglia nel ritornarmene a casa insieme a Sabatino di Domenico Lupetti e Anton Filippo di Vincenzo Meucci». —
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