Gioco
Scontro tra la Lega e la Caritas sui poveri «Un problema i preti che aiutano i rom»
Ziello attacca. Don Morelli e l’Arcivescovo replicano: «Nessuna distinzione tra i bisognosi. Lo dice il Vangelo»
pisa
«Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno, non si guardò eppure intorno, ma versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete ho fame». Fabrizio De Andrè traduceva così, in musica, l’insegnamento cristiano della carità. Ma quella lezione, diventata poesia anche al di fuori delle mura di una chiesa, per quanto semplice non è scontata. E la buona prassi della carità per i poveri rischia di trasformarsi un diritto/dovere all’aiuto in base alla carta d’identità, all’appartenenza a un certo luogo o una certa cultura anziché un’altra. Tutti poveri, certo: ma secondo alcuni c’è chi ha più diritto di ricevere di altri. E crea «un grande problema» chi decide, come avrebbero fatto «alcuni preti pisani», di donare ai poveri senza distinzioni.
L’espressione tra virgolette è tratta dal post pubblicato sulla propria pagina Fb dal parlamentare della Lega Edoardo Ziello. E le reazioni sono arrivate. Tra il plauso degli elettori (suoi e della Lega) e qualche critica e invito alla cautela dei non elettori, a prendere carta e penna per replicare ci ha pensato il direttore della Caritas diocesana di Pisa, don Emanuele Morelli, con il sostegno dell’Arcivescovo Giovanni Paolo Benotto.
«In questi giorni - ha scritto testualmente Ziello - ho notato che alcuni preti pisani elargiscono offerte economiche ai rom. Questo è un grande problema perché al posto di dare assistenza economica alle centinaia di famiglie pisane in difficoltà si erogano risorse a chi, spesso, contribuisce a creare degrado e situazioni ai limiti della legalità o di illegalità conclamata. #Ruspa».
Ai parroci della diocesi è arrivato, invece, il messaggio di don Morelli «ringraziare ciascuno di voi e le vostre comunità per tutto quello che fate nei confronti dei poveri, senza alcuna distinzione, ma solo perché portatori di un bisogno» poiché «per ciascuno di noi e per le nostre comunità nessuna persona è “sbagliata”, ma tutte sono oggetto del nostro ascolto e accoglienza a partire dagli “ultimi della fila” e da coloro che il mondo considera “pietre di scarto”: come ha scritto Papa Benedetto XVI, infatti, siamo convinti che “l’opzione preferenziale per i poveri è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua povertà». Il messaggio di don Morelli è partito ieri dopo essere stato condiviso e approvata dall’Arcivescovo Giovanni Paolo Benotto. La lettera, come precisa la nota inviata alla stampa dalla Caritas diocesana, è una risposta alle «accuse dell’onorevole Edoardo Ziello». «Noi cerchiamo di stare accanto a chi fa più fatica, senza alcun tipo di distinzione che non sia quella di oggettivo disagio e dunque con la lettera abbiamo sentito l’esigenza, non tanto di rispondere al deputato Ziello, dal quale non siamo mai stati interpellati, quanto di assicurare vicinanza e sostegno a tutti i sacerdoti e, tramite loro, alla comunità cristiana» spiega don Emanuele Morelli. Insomma non si chiede la carta d’identità, il permesso di soggiorno o la residenza a chi bussa per un pezzo di pane. E quel pezzo di pane, come la stragrande maggioranza dei servizi offerti dalla Caritas è finanziato dalle risorse della comunità ecclesiale perché «vogliamo che l’impegno accanto ai poveri sia la testimonianza di una Chiesa che si mette accanto e cammina insieme a chi fa più fatica, senza distinzione alcuna. Lo facciamo non per essere ringraziati, ricevere riconoscimenti o consenso, ma per fedeltà al Vangelo».
La controreplica di Ziello arriva durissima: «Conosco centinaia di famiglie pisane che hanno bussato alla porta, degli stessi parroci che aiutano i rom, per avere un aiuto con il pagamento della bolletta e gli è stata sbattuta la porta in faccia soltanto perché non erano nomadi. Le offerte economiche della Chiesa devono essere erogate prima alle famiglie pisane in difficoltà. Famiglie che, a differenza di tanti nomadi, non generano degrado e scompiglio nella nostra città. Per colpa di una certa dirigenza ecclesiastica le chiese sono sempre più vuote e i fedeli praticanti sempre di meno. Qualcuno deve chiedersi da cosa è dovuto tutto questo». Con buona pace del vecchio pescatore di De André. —
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