Sicurezza
È servito il sacrificio di Marco? In pochi rispettano il mare
il ricordofiorenzo meucci (*)Il 21 agosto del 2004 mi telefonarono per avvisarmi che era annegato un ragazzo a Marina di Pisa. Partii subito. Tempo mezz’ora ero in piazza Viviani a Marina di Pisa,...
il ricordo
fiorenzo meucci (*)
Il 21 agosto del 2004 mi telefonarono per avvisarmi che era annegato un ragazzo a Marina di Pisa. Partii subito. Tempo mezz’ora ero in piazza Viviani a Marina di Pisa, molte persone erano sulla strada davanti alla scogliera. Pochi in costume da bagno, molti vestiti normalmente... un po’ in disparte, rispetto agli altri, un gruppo di ragazzi e ragazze tutti con gli occhi rossi, alcuni piangevano... si notavano le divise dei carabinieri, della polizia municipale, dei guardacoste della capitaneria di porto, dei vigili del fuoco , della guardia di finanza. Numerosi anche quelli con le uniformi delle associazioni di volontariato, come Croce Rossa e Pubblica Assistenza. La zona era stata transennata col nastro segnaletico bianco e rosso. Abbasso il nastro e scavalco per raggiungere l’arenile... “ehi lei, dove va? Non può entrare”, un uomo con una divisa da volontario mi ferma con fare autoritario, ma sento un’altra voce “ehi te... lui sta con noi... fallo passare”, è Gennaro, un guardacoste che mi conosce.
Erano passati appena dodici giorni dall’annegamento di due svedesi, una coppia di cinquantenni in gita a Marina. Per loro lo spettacolo che quel giorno, in quel tratto, si presentava doveva essere stato irresistibile: mare agitato, forte vento di Ponente, le grosse onde si infrangevano sugli scogli e l’acqua si rovesciava all’interno della scogliera. Nelle vasche il mare era calmo, invitante, ma ad un occhio anche non troppo esperto quell’ alzarsi e abbassarsi del livello avrebbe dato di che preoccuparsi. La montagna di acqua che ogni onda “regalava” da dove usciva per raggiungere nuovamente il mare aperto? Ovviamente dalle bocche, che in più punti interrompono la scogliera ed lì che l’acqua dell’onda ritorna indietro con una forza inarrestabile, come se venisse aperta improvvisamente la diga di un fiume in piena. Quegli sfortunati svedesi “per vedere meglio” il mare grosso a nuoto si erano avvicinati troppo alla bocche e la corrente di risacca li aveva risucchiati. Ma la loro morte, pur addolorando i frequentatori delle nostre spiagge aveva per loro una giustificazione, la mancanza di conoscenza del pericolo del mare in quel preciso tratto litoraneo, in parole povere non conoscevano le insidie in quel punto: a un marinese non sarebbe successo. Ma quando annegò Marco Verdigi la notizia sconvolse la città: era giovane, un ragazzo, era un atleta, aveva giocato a calcio come portiere, aveva già superato le visite per entrare nei paracadutisti, era pisano e sapeva quanto era pericoloso quel giorno il mare: infatti non faceva il bagno ma giocava sulla spiaggia con gli amici. Ma quando vide due bambini in mare, che vicino alla bocca venivano risucchiati dalla corrente di risacca, non ci pensò un attimo e corse in loro aiuto. Quello che poi successe è fatto noto, scoprimmo che a Pisa viveva un eroe, ma quando lo scoprimmo era troppo tardi: Marco se n’era andato. Vissi quella tragedia da vicino, ero a Marina tutti i giorni, conobbi Andrea e Carla, i genitori di Marco, che ogni giorno apparivano nelle ore più impensate sempre con gli occhiali da sole, conobbi meglio il comandante della capitaneria di porto, Graziano Ghimenti, che trovavo sempre lì, sul luogo dell’annegamento, e sapevo che tutte le sere quando smontava andava a casa dei Verdigi e stava con loro fino a tardi e ha continuato per oltre un mese e tutt’ora, dopo dieci anni, si vedono.
Tutti, in quei giorni, si davano da fare, tutti volevano aiutare, nessuno si è tirato indietro, i vigili del fuoco portarono un pulmino che Giuseppe Romano mise a disposizione della capitaneria, che coordinava le ricerche, la Croce Rossa, la Pubblica Assistenza e tanti altri. Elicotteri e gommoni perlustravano il mare fino a San Rossore in cerca di quel corpo che non voleva riemergere. Solo una settimana dopo fu ritrovato incastrato tra gli scogli che sembrava non volessero restituirlo. Paolo Ghezzi, assessore alla Protezione civile, propose il divieto di balneazione in giornate di mare pericoloso, ne parlarono i giornali di tutta Italia, alcuni con ironia, sicuramente gelosi di non aver avuto loro l’idea. A Pisa furono tutti d’accordo, i bagnini in primis: se uno vuol farsi del male non deve farlo dove può mettere a repentaglio la vita altrui.
Ma il tempo ha sbiadito il ricordo del sacrificio di Marco Verdigi , piano piano il divieto di balneazione in giornate particolari, copiato da altri comuni litoranei, è stato abbandonato e l’insofferenza per la prudenza ha prevalso. Quanto è servito il gesto di Marco? Con l’ottica dei nostri giorni ha creato solo un eroe, gli è stata intitolata una scuola, un premio, un monumento, ai genitori la medaglia d’oro, ma quanto è servito il suo sacrificio, il suo esempio, quante persone non entrano in acqua quando c’è pericolo pensando alla sua morte? Mi verrebbe da dire poche, siamo in un momento dove quando un bagnino fischia invitando alla prudenza per mare grosso talvolta viene mandato a quel paese, altre volte viene minacciato, ultimamente qualcuno è stato anche picchiato da chi si riteneva infastidito. I genitori dovrebbero vigilare di più sui propri figli, sulla loro incolumità, il mare non porta rispetto a nessuno, nemmeno ai bambini, e sulle spiagge non c’è un Marco Verdigi pronto a sacrificarsi, Marco se n’è già andato. —
*direttore della Società Nazionale
di Salvamento di Pisa
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