Ci vogliono bagnini sulle spiagge di ghiaia
Ormai sono affollate non solo nei weekend. Non basta il grande sforzo dei volontari di Palp e Croce Rossa Italiana
marina di pisa
Spiagge di ghiaia sempre più affollate, e Marina fa il pieno di gente. Tanti definiscono questo modo di fare il mare “low cost” e forse è vero, “crisi” e “risparmio” ormai sono vocaboli di uso comune, ma, vista la grande frequentazione di queste spiagge che in realtà sono delle opere contro l’erosione, come siamo messi a sicurezza? Beh, a questo proposito lo spartiacque è stata la tragica morte di Domenico Marco Verdigi, che dopo aver salvato due bambini che stavano annegando davanti a via Tullio Crosio, stremato dalla fatica non ce la fece a salvare se stesso. Da quel lontano 21 agosto 2004 è scattato il piano per la sicurezza dei bagnanti sul lungomare da parte dell’amministrazione, che copre il tratto di mare che va da via Tullio Crosio fino al Pappafico e che è andato via via migliorando. Oggi ci sono cinque presidi sulle spiagge di ghiaia predisposti e gestiti dalla Croce Rossa Italiana con due volontari per ogni presidio, di cui uno dotato di brevetto da bagnino ma solo nei fine settimana e nei giorni festivi.
Ma visto il grande afflusso di persone su queste spiagge, lo possiamo ancora considerare sufficiente? Un tempo le spiagge di ghiaia si riempivano solo i fine settimana, oggi invece, non è più così. E comunque, basta anche una sola persona sulla spiaggia perché ci sia bisogno di un bagnino. Non a caso l’unico episodio di un uomo che è stato ripescato morto davanti al lungomare qualche settimana fa, è avvenuto proprio in quei giorni in cui non è predisposto il servizio. Eppure la Palp, che collabora con la Cri, ha organizzato un eccellente servizio di soccorso a terra, ma quello che manca per farlo scattare su quel tratto è il collegamento con l’intervento in mare, ossia il bagnino che dà l’allerta. —
DONATELLA LASCAR
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