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operazione dei carabinieri 

Racket delle trans fra Pisa e Migliarino: sgominata la banda, in quattro in carcere

Stefano Taglione
Racket delle trans fra Pisa e Migliarino: sgominata la banda, in quattro in carcere

Venivano reclutate in Brasile e sfruttate sull’Aurelia. Indagati dalla procura anche tre autisti di Livorno, Pisa e Massarosa

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PISA

Le chiamavano «caprette». Erano le transessuali che facevano arrivare dal Brasile con la prospettiva di lauti guadagni; per poi sfruttarle sull’Aurelia fra Pisa e Migliarino e in via Traversagna. Cinquemila euro di anticipo per le spese vive, come il viaggio dal Sudamerica all’Italia e qualcos’altro. Poi la restituzione, spesso con la violenza: rate da 500 euro al mese, più il canone d’affitto della casa, con la somma da rimborsare che poteva lievitare fino a 20mila euro. Per un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro, dato che «le caprette» – come le chiamavano – erano una trentina e potevano passare mesi prima che venissero dichiarate libere.

È per questo motivo che ieri mattina il Nucleo investigativo dei carabinieri di Pisa, guidato dal maggiore Giovanni Bartolacci, ha arrestato quattro cittadini brasiliani, ritenuti le persone chiave dell’inchiesta condotta dalla sostituto procuratore Paola Rizzo: Celio Roberto Silvia Dantas detto Denise, 34 anni, Kailane Alves Da Silva, di 32, Rodrigo Pereira Sa detto Natasha, di 31, e Santos Robson De Oliveira detto Pamela, di 47. I primi due – residenti a Pisa – si trovano nel carcere Don Bosco. Gli altri, che invece abitano a Viareggio, sono nella casa circondariale di Lucca. Per loro, e per altre quattro persone, le accuse sono associazione per delinquere, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione a scopo di prostituzione.

Coinvolte nelle indagini altre quattro persone, per le quali il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Laghezza ha disposto l’obbligo di dimora con il divieto di lasciare l’abitazione nelle ore notturne. Sono tre italiani e un brasiliano: il trentottenne livornese Giacomo Citi, che abita a Pisa, Giorgio Barsanti, 44 anni e residente a Massarosa, Gianluca Albino, 44 anni di Napoli ma residente a Pisa, e Edvaldo Higino Das Neves, brasiliano di 41 anni soprannominato Xuxa. Gli investigatori, però, stanno esaminando le posizioni di altre persone, con ogni probabilità anch’esse coinvolte nel traffico di prostituzione.

Le indagini sono partite nell’ottobre del 2016, dopo una denuncia di un giovane brasiliano. È stato lui a smascherare il raggiro partito da Pisa. Atterrato in aereo a Malpensa, infatti, secondo il suo racconto si è ritrovato prigioniero delle sue «madrine», così si definivano, dovendo restituire 12mila euro di prestito, che in realtà ammontava a cinquemila. Il resto erano interessi: pretesi – secondo l’accusa – da Kailane e Denise, quest’ultimo già noto alle forze dell’ordine per un arresto per rapina e lesioni personali. Circa un anno dopo un transessuale ha sporto un’altra querela, verso ulteriori appartenenti al sodalizio criminale, lamentando in un caso di essere stato picchiato al punto di andare al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, dove è stato dimesso con una prognosi di sette giorni.

Era una macchina ben collaudata quella messa in piedi dai quattro brasiliani, transessuali da diverso tempo in Italia, una delle quali – Kailane – ha fatto anche il cambio di sesso. Con Natasha e Pamela che riscuotevano altri soldi per l’affitto delle piazzole, per ogni ora di lavoro, generalmente dalle 22 alle 2 di notte. Il sodalizio si serviva perfino di tre autisti italiani, che al ritorno entravano in azione nel caso in cui nessun cliente benevolo riportasse a casa le prostitute: Citi, Barsanti e Albino.

Secondo la procura avrebbero percepito diversi guadagni portando e andando a riprendere i transessuali nelle piazzole lungo l’Aurelia (anche in zona Ikea) e nel comune di Vecchiano, a Migliarino. Vittime che, ripagato il debito quadruplicato, venivano letteralmente allontanate da Pisa, perché al loro posto, dal Brasile, doveva arrivare «carne fresca», cioè nuovi transessuali da sfruttare. Gli investigatori – a queste conclusioni – sono arrivati grazie alle intercettazioni telefoniche, a quelle ambientali, e ai pedinamenti. —



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