La protesta
Spento il faro votivo in omaggio ai caduti della tragedia aerea
La luce non squarcia più il buio del sacrario costruito per le vittime dell’incidente del 3 marzo 1977. Il sindaco: «Ho informato chi di dovere»
calci
Il faro votivo, eretto sul Monte Pisano per i Caduti dell’Accademia navale di Livorno, è desolatamente spento. Da qualche tempo la luce che squarcia il buio, visibile anche da lunga distanza, non si alza dal sacrario in ricordo della tragedia aerea nella quale, il 3 marzo 1977, persero la vita gli allievi cadetti con l’ufficiale accompagnatore, oltre i membri dell’equipaggio della 46esima Aerobrigata di Pisa.
Quel faro è divenuto familiare a tutti e sembra ammonire sulla caducità dell’esistenza proprio nel ricordo di disgrazie infinite, quale è stata la caduta dell’Hercules, precipitato tra mille interrogativi mai chiariti, nonostante le numerose inchieste che si sono succedute nel tempo.
La memoria di questa enorme tragedia è ancora viva e ogni anno si tengono iniziative in ricordo delle vittime. Per volere della Marina militare e dei familiari delle vittime è stato costruito il sacrario con annesso il faro, proprio non lontano dal luogo dove il velivolo si schiantò sugli speroni rocciosi del monte, prendendo fuoco. Nessuno è scampato all’immenso rogo. Ogni anno, il 3 marzo, si rinnova il commosso omaggio con larga partecipazione. Al sindaco Massimiliano Ghimenti ultimamente sono giunte ripetute sollecitazioni perché il faro torni a funzionare.
A dare voce ai cittadini in prima linea Giuliano Cei, il quale dice: «Al sindaco ci siamo rivolti, al momento senza risultato. Lui risponde che non è suo compito. Magari però si faccia interprete della volontà popolare a chi dovere».
Il primo cittadino assicura di avere informato l’Accademia navale del guasto. E fornisce particolari, visto che la situazione si era già venuta a creare in passato. «In questa occasione – dice Ghimenti – deve trattarsi di un guasto più complesso. Speriamo di venirne a capo per vedere risolto il problema».Una speranza condivisa da chi, e sono tantissimi a Calci, ricorda quella tragedia e chiede che la “luce” della memoria torni a brillare sul Serra. —
PIERLUIGI ARA
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