Il Tirreno

Pisa

abitazioni violate nella notte 

Banda dei furti in casa, chiesti tredici arresti

Pietro Barghigiani

No del giudice alla Procura (che ricorre) perché è passato troppo tempo dai fatti. Una ventina i raid ricostruiti dai carabinieri

2 MINUTI DI LETTURA





PISA

Sono accusati di essere tra i responsabili di almeno una ventina di furti, in un caso degenerato in rapina con aggressione a un commerciante.

La Procura ne voleva arrestare tredici (dodici in carcere e uno ai domiciliari), ma quando il gip Giuseppe Laghezza ha esaminato la richiesta ha ritenuto che fosse passato troppo tempo dai fatti e che la più estrema delle misure cautelari non avesse motivo di essere applicata anche per l’assenza del pericolo di fuga dei protagonisti dei raid. Gli episodi vanno dalla fine del 2016 alla primavera 2017.

Un no all’arresto che il sostituto procuratore Giovanni Porpora ha impugnato davanti al Tribunale del Riesame di Firenze dove i legali degli tredici indagati hanno ribadito, al contrario della Procura, che i loro assistiti non devono finire in manette perché i fatti sono lontani nel tempo. Insomma, per gli avvocati tutta questa urgenza di privare della libertà i loro clienti non compare nelle carte dell’accusa presentati a un oltre un anno dall’ultimo episodio contestato. Questione di tempo, non un giudizio nel merito sul contesto che emerge dalle indagini degli investigatori dell’Arma.

È un’inchiesta delicata portata avanti per mesi con intercettazioni telefoniche e ambientali quella del nucleo investigativo dei carabinieri. Centinaia di conversazioni, appostamenti notturni e testimonianze condensati in un’informativa poderosa che per il magistrato era più che sufficiente per trasformarsi in una sequela di arresti. Non l’ha pensata così il gip. Ora i giudici del Riesame devono stabilire se per quei tredici indagati per furto aggravato in concorso - ma c’è anche la ricettazione - ci siano le condizioni per un arresto, dal carcere ai domiciliari. Il pronunciamento, in assenza di misure cautelari in atto, arriverà a settembre. Non si tratta di un’associazione a delinquere con una struttura organizzata. I gruppi che commettevano i furti variavano nella loro composizione e non c’era una responsabilità piramidale da cui partivano ordini o venivano definite strategie con assegnazione di ruoli. In nucleo finito nelle carte è il frutto di un accordo tra la componente albanese e quella rom. Nomadi nati e cresciuti in Italia.

Quelli che la Procura vuole arrestare sono tredici, ma il numero degli indagati è superiore. Persone coinvolte in ruoli minori che hanno aiutato o favorito chi materialmente entrava nelle abitazioni, anche con i proprietari a letto.

La statistica messa in insieme dai carabinieri offre un’antologia di una ventina di furti, in provincia, ma anche fuori provincia. I protagonisti sono slavi e rom italiani, con epicentro nell’insediamento di Coltano e anche in via dell’Idrovora sgomberata di recente, e albanesi che vivono tra Pisa, Cascina, Collesalvetti, Castelfranco di Sotto, Firenze e Vecchiano. Sono in attesa di sapere se finiranno in carcere. Lo sapranno dopo l’estate. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web