Il dolore
Panella vuole tornare libero e fa ricorso contro l’arresto
Stamani l’istanza al Tribunale del Riesame. A settembre la decisione dei giudici Punta a misure alternative ai domiciliari, dal divieto di espatrio all’obbligo di dimora
PISA
Alessandro Panella tenta la carta del Riesame per tornare in libertà. Stamani gli avvocati Tiziana Mannocci e Marco Meoli depositeranno a Firenze il ricorso con il quale chiedono la revoca degli arresti domiciliari o, in subordine, una misura meno afflittiva per il loro assistito, raggiunto il primo agosto da un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di omicidio volontario in concorso.
Un provvedimento firmato dal gip Giulio Cesare Cipolletta su richiesta della Procura che indaga dalla primavera 2017 sulla morte di Emanuele Scieri, il parà di 26 anni, di Siracusa, trovato senza vita il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra.
Lo scenario ipotizzato dal procuratore capo Alessandro Crini e dal sostituto Sisto Restuccia è che Scieri il giorno stesso in cui arrivò alla Gamerra, il 13 agosto 1999, venne preso di mira dai “nonni”. La sera fu picchiato e poi costretto a salire sulla scala di asciugatura dei paracadute. Qualcuno con gli scarponi gli fece pressione sulle nocche delle dita fino a farlo cadere da un’altezza di una decina di metri.
Quindi il corpo venne coperto da un tavolo. Restò agonizzante per ore prima della scoperto del cadavere intorno alle due del pomeriggio del 16 agosto.
Panella nell’interrogatorio di garanzia di martedì si è avvalso della facoltà di non rispondere. Solo dichiarazioni spontanee: «Non c’entro con la morte di Scieri e quel giorno ero in licenza. Nessuna volontà di scappare negli Usa. Avevo comprato il biglietto di sola andata perché vivo e lavoro a San Diego da 12 anni. Stavo tornando a casa mia».
Contro l’ex caporale ci sono le testimonianze di due reclute dell’epoca. Una in particolare riferisce che la sera del 13 agosto non solo Panella, ma anche gli altri due indagati - Andrea Antico e Luigi Zabara - erano alla Gamerra e si mostravano agitati. «Se parli ti ammazzo» fu la minaccia che il teste sostiene di aver ricevuto da Panella quando il 39enne di Cerveteri si accorse che il parà aveva sentito alcune frasi pronunciate dal terzetto.
Il pericolo di fuga è il motivo principale che ha portato agli arresti domiciliari. Il ricorso non sarà discusso a breve. Se ne riparlerà ai primi di settembre, dopo la sospensione feriale. La difesa confida di poter ottenere misure cautelari più blande dell’arresto.
Provvedimenti che riescano a contemperare l’esigenza dell’accusa di non vedere sparire un indagato che ha anche la cittadinanza americana e la possibilità di riottenere una libertà, se non piena comunque sufficiente a garantire spostamenti ancorché limitati. Si va dal divieto di espatrio all’obbligo di dimora nel comune in cui Panella è domiciliato. —
PIETRO BARGHIGIANI
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