Il Tirreno

Pisa

I truffatori del vino tentano il colpaccio, ma lo chef del ristorante sventa il raggiro

Danilo Renzullo
Antonella Flori, titolare dell'Osteria in Domo
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Antonella Flori, titolare dell'Osteria in Domo

Pisa: all’Osteria in Domo volevano affibbiare sei comuni bottiglie da discount spacciandole per Bordeaux da oltre 500 euro

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PISA. Il pregiato e costoso vino d’Oltralpe va di traverso agli impostori che nei giorni scorsi hanno cercato di “importare” a Pisa la cosiddetta “truffa del vino francese”. A sventarla è stata Mario Masoni, chef dell’Osteria in Domo di via Santa Maria, che non si è fatto “ubriacare” dalla rete di imbroglioni che avrebbero dovuto vendere al ristorante sei bottiglie di vino del valore di pochi euro spacciandolo per un pregiato Bordeaux da oltre 500 euro per esaudire la richiesta di una potenziale cliente, una signora italiana (si è presentata con il nome di Sara), che ha chiamato l’osteria per prenotare un tavolo per 8 persone e festeggiare in compagnia il compleanno del padre. 
 
«Dopo la prenotazione – ci spiega Masoni – ha chiesto il favore di prevedere sei bottiglie di Bordeaux e presentarle al padre come regalo da parte sua e della madre». A questo punto si innesca il meccanismo della truffa, che da mesi segue lo stesso copione con un finale che il ristoratore pisano è riuscito a modificare. La truffatrice chiede una precisa etichetta: Château Angélus del 2015, che arriva a sfiorare i 500 euro a bottiglia e raramente è possibile trovarla nelle enoteche. Una richiesta che di solito coglie di sorpresa i ristoranti. «La signora – prosegue Masoni – per agevolare la ricerca del vino ha consigliato di rivolgerci ad un fornitore di Lucca di sua conoscenza, lasciando anche i contatti».
 
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Pur dubbiosi, i gestori del locale fanno di tutto per cercare di esaudire la richiesta contattando il presunto rivenditore (complice della truffatrice). L’esercente assicura la consegna di due casse da tre bottiglie ciascuna del pregiato vino il giorno seguente, emettendo “regolare” fattura: costo totale 525 euro più Iva. Il ristorante avrebbe poi potuto rivendere le bottiglie ad un prezzo tra i 740 e gli 800 euro. «Ho contattato la cliente – prosegue lo chef – che mi ha dato l’ok all’acquisto, specificando che avrebbe portato la cifra in contanti prima dell’arrivo del rivenditore». 
 
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Il giorno della consegna, le condizioni cambiano. Il rivenditore avverte il locale che avrebbe potuto consegnare le casse entro le 15, mentre la signora, impegnata per lavoro a Firenze, non sarebbe arrivata prima delle 18. «Abbiamo valutato la situazione – aggiunge Masoni – tenendo conto che la compravendita poteva essere anche un affare. Ho chiesto alla cliente di inviarmi via mail i suoi documenti, una sorta di garanzia per l’acquisto delle bottiglie. Da quella richiesta non abbiamo più avuto contatti con la signora né, ovviamente, si è presentata a cena. Cercando su internet abbiamo poi scoperto di essere finiti nel mirino dei truffatori». 
 
Il copione del raggiro prevedeva la vendita delle confezioni di vino (comprate al discount, ma spacciate per pregiate) e poi, al momento della cena, le bottiglie sarebbero rimaste al centro di una tavola senza commensali. Questa volta i truffatori sono però rimasti a bocca asciutta. 
 
I PRECEDENTI
 
Decine di locali colpiti dalla banda, stesse modalità in tutta Italia
 
Hanno raggirato decine di ristoranti, osterie e locali. Agiscono soprattutto nelle città del Centro e Nord Italia. Sempre con le stesse modalità. Decine di esercenti sono già caduti nella trappola di quella che si ritiene sia una vera e propria banda specializzata in truffe “ingegnose”.
 
Quella sventata dal ristoratore di via Santa Maria si tratta del primo tentativo di materializzare a Pisa (o almeno, è la prima ad essere stata segnalata e probabilmente nei prossimi giorni denunciata anche alle forze dell’ordine) la “fantasiosa” truffa, studiata nei minimi dettagli a seconda del locale che finisce nel mirino dei malviventi. La donna che ha prenotato il tavolo e richiesto nell’osteria limitrofa a Piazza dei Miracoli le sei bottiglie del pregiato e costoso vino francese si è infatti presentata come vecchia conoscente del fratello dello chef.
 
Una scusa per rafforzare il tentativo di raggiro che, almeno questa volta, è stato sventato dai titolari del locale. Una versione alternativa della truffa prevede il pagamento anticipato dell’intera somma o di una parte del costo totale dei vini per far partire l’ordine e la consegna del prodotto che, però, non arriverà mai. Nelle scorse settimane, a cadere nella trappola dei truffatori sono stati anche vari locali toscani. L’ultimo, la scorsa settimana, è stato un ristoratore di Castagneto Carducci, che ha pagato 480 euro per sei bottiglie di Bordeaux comprate in un discount e dal valore di poche decine di euro.

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di Redazione web