Attenzione
Blitz in tre negozi cinesi: maxi sequestro di scarpe
La polizia municipale toglie dal mercato 2.300 paia di modelli sportivi taroccati I venditori abusivi, comprandole a 25 euro, ne avrebbero incassati quasi 60mila
PISA
I venditori abusivi le avrebbero acquistate a 25 euro al paio, forse per venderle al doppio della cifra sulle spiagge del litorale, incassando quasi 60mila euro. Ma mancava ancora un particolare: il logo, pronto per essere impresso sulle scarpe. Blitz della polizia municipale lo scorso 27 luglio in tre negozi cinesi di via Vespucci, nella zona della stazione ferroviaria. Gli agenti – intervenuti alle 9 di mattina e rimasti nei locali per tutto il giorno insieme a una mediatrice culturale – hanno sequestrato 2.300 paia di scarpe sportive, tutte contraffatte e spacciate per Adidas, Nike, Colmar o Sucony.
Nell’inchiesta della procura di Pisa – guidata dal pubblico ministero Aldo Mantovani – si ipotizzano i reati di ricettazione e introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi. Il maxi-sequestro, già convalidato, è stato effettuato dal Nucleo antidegrado della polizia municipale di Pisa, operativo da aprile ma creato ufficialmente solo dai primi di luglio. «Inizialmente, qualche giorno prima, abbiamo fatto un normale sopralluogo – sottolinea la responsabile della nuova sezione della municipale, l’ispettrice Maria Giannetta – poi, grazie al lavoro dei nostri periti, abbiamo capito quali modelli potevamo sequestrare e siamo tornati più numerosi. Alcune paia di scarpe abbiamo dovute lasciarle là perché non era provata l’effettiva contraffazione, ma oltre la metà di quelle esposte o nei magazzini sono comunque state tolte dal mercato».
«Siamo riusciti a sferrare un colpo incisivo alla filiera del falso», esulta il comandante della polizia municipale, Michele Stefanelli. «Proseguiremo sul fronte della lotta al commercio abusivo – afferma invece l’assessora alla sicurezza, Giovanna Bonanno – continuando a portare avanti le attività di controllo sul territorio, presidiando i mercati e i parcheggi frequentati dai venditori illegali».
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