Sicurezza
«Per ora non ravvisiamo reati di nostra competenza»
Il dottor Sabino segue il caso ma non vuole sovrapporsi «Eventuali comportamenti dell’epoca di rilievo penale in caserma sono prescritti»
PISA
«Al momento non sono emersi reati di nostra competenza e quelli eventualmente commessi all’epoca dei fatti sono prescritti. Ciò non toglie l’attenzione con cui seguiamo l’attività della Procura di Pisa pronti a dare il nostro contributo».
Antonio Sabino è il procuratore generale militare di Roma e guarda da osservatore qualificato il caso Scieri. Nei giorni scorsi ha espresso in una telefonata al Procuratore della Repubblica di Pisa Alessandro Crini «sincero apprezzamento per gli sviluppi dell'indagine sulla morte del militare Emanuele Scieri».
Il decesso è avvenuto in caserma e gli indagati erano militari. Avete aperto anche voi un’inchiesta?
«La situazione è in evoluzione e in pieno accordo con il procuratore Crini sto seguendo la vicenda con molta discrezione. Siamo a uno snodo delicato per le indagini ed è assolutamente necessario che non ci siano improvvide sovrapposizioni. Al momento si procede con un’ipotesi di reato comune di omicidio volontario».
Quindi non conta luogo e persone coinvolte?
«La circostanza che il fatto sia avvenuto in caserma e sia stato posto in essere da militari in servizio non sembra, e sottolineo sembra, avere una diretta attinenza con il servizio e la disciplina. Affinché quello di omicidio diventi un reato militare presuppone comportamenti che vanno oltre la caserma e l’azione dei militari. L’omicidio volontario così come prospettato è di competenza dell’autorità giudiziaria ordinaria».
È in contatto con la Procura pisana?
«Certo. Con il procuratore Crini c’è piena sintonia. Stiamo seguendo a distanza e con molta prudenza e discrezione gli sviluppi delle indagini. Come Procura militare siamo pronti a intervenire nel caso in cui dovessero emergere aspetti di nostra competenza. Mi riferisco all’abuso di autorità o alla violenza su inferiore. Diciamo che dalle notizie uscite finora sembra che il tutto sia avvenuto in una condizione non riconducibile ad attività di servizio».
Al di là dell’omicidio, se anche ci fossero stati dei comportamenti penalmente rilevanti da parte dei militari della Gamerra, vertici compresi, cosa può essere fatto oggi?
«Purtroppo il tempo ha travolto tutte le ipotesi di reato di secondo piano. A parte l’ipotesi dell’omicidio, tutto il resto ahimé... Certi comportamenti resteranno agli atti e avranno il loro peso specifico nel procedimento in corso. Ammesso che esistano reati dell’epoca ora è tutto prescritto. La cosa fondamentale è accertare i fatti e che i responsabili, se ci sono, vengano giudicati. Che sia la giustizia ordinaria o quella militare poco importa. L’importante è che si faccia giustizia per Scieri e la sua famiglia». —
P.B.
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