Sicurezza
Pazienti contaminati Nursind denuncia: «Poco personale»
Il sindacato evidenzia anche le carenze strutturali: «Difficile gestire i malati in reparti che non sono dedicati»
pisa
Continuano i casi di pazienti che contraggono infezioni derivanti dalla Klebsiella pneumoniae, un batterio ben noto (e temuto) in corsia perché tra i principali responsabili delle infezioni contratte in ospedale e all’origine di polmoniti, sepsi, infezioni delle vie urinarie.
Il temuto batterio è conosciutissimo a livello mondiale perché presente nei nosocomi di tutto il mondo.
Il focolaio era scaturito nel blocco 30 dell’ospedale di Cisanello a causa di due duodenoscopi e una macchina lavaendocoscopi risultati contaminati. Il problema è che questo batterio non ha colonizzato solo quel reparto ma è presente anche in altri perché il batterio ed altri similari dello stesso ceppo sono aggressivi in pazienti lungodegenti. L’Aoup ha già prontamente preso le precauzioni necessarie ma il Nursind, sindacato degli infermieri, denuncia che «il personale infermieristico e degli operatori socio sanitari nulla può fare vista anche la carenza di personale» .
«Se la macchina sterilizzatrice dà l’ok, il verde, alla fine del ciclo completo, noi non abbiamo altra possibilità di fare test sull’effettiva sterilizzazione»: dice Daniele Carbocci del Nursind intervenendo sul caso dei macchinari per la pulizia degli strumenti. Sempre il sindacalista però, riaccende i riflettori su una questione collegata strettamente a queste problematiche aggiungendo: «È difficilissimo riuscire a gestire un paziente infetto in reparti che non siano quello delle malattie infettive. Ci sono pochi infermieri per tanti pazienti e si creano ritmi di lavoro assurdi che possono far saltare le procedure previste in questi casi». E poi ancora, dal punto di vista strutturale il Nursind aggiunge: «ci sono poche camere per permettere l’isolamento di un paziente infetto creandosi situazioni promiscue che facilitano la trasmissione». A fronte della situazione che è così da anni, a Pisa ma non solo, il Nursind ha finanziato uno studio internazionale che si chiama Rn4cast che ha messo in luce «la carenza strutturale di infermieri nelle strutture italiane. E nei reparti di malattie infettive ci vogliono più infermieri e operatori socio sanitari» : concludono dal Nursind.
L’Anaao pisano invece, dopo che anche uno dei componenti della comitato di indirizzo e controllo dell’Azienda regionale alla sanità (Ars) è intervenuto sull’argomento, sposta il tiro sulle case faramceutiche che «negli ultimi 20 anni hanno investito pochissimo sugli antibiotici». L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) fa sapere che nelle strutture sanitarie, la resistenza antimicrobica costituisce una minaccia particolarmente grave, che si manifesta sotto forma di infezioni contratte in seguito a un ricovero in ospedale o a un soggiorno in una struttura sanitaria, e nell’Unione circa 4 milioni di pazienti soffre ogni anno di un’infezione connessa alle cure medico-sanitarie. —
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