La manifestazione
Caso Scieri, interrogatorio per i due indagati accusati con Panella di omicidio
Gli ex commilitoni del parà morto alla Gamerra di Pisa compariranno davanti ai pm Crini e Restuccia. Entrambi rispondono dello stesso reato di Panella: omicidio volontario in concorso
PISA. È l’ora degli interrogatori per i due indagati nell’inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri. Tra domani e martedì i due ex commilitoni del parà di Siracusa, trovato morto il 16 agosto 1999 ai piedi della torre di asciugatura dei paracadute dentro la caserma Gamerra, saliranno le scale della Procura accompagnati dai loro legali. Li aspettano il procuratore capo Alessandro Crini e il sostituto Sisto Restuccia, i due magistrati che hanno riaperto le indagini dopo il lavoro della commissione d’inchiesta parlamentare. Il 26 luglio era comparso anche Alessandro Panella, 39 anni, di Cerveteri, la cui decisione fu quella di non rispondere. Aveva già in tasca un biglietto aereo di sola andata per gli Stati Uniti, di cui ha la cittadinanza avendo sposato un’americana. Doveva partire da Fiumicino il 3 agosto.
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L’hanno arrestato il pomeriggio del primo agosto dopo aver ascoltato intercettazioni di questo tenore: «Se stavolta riescono a incastrarmi mi sa che ci muoio in carcere». Oppure: «Rinuncio alla cittadinanza italiana». Un assaggio di una serie di gravi indizi di colpevolezza culminata con la misura degli arresti domiciliari. Martedì mattina toccherà a lui presentarsi in Tribunale, davanti al gip Giulio Cesare Cipolletta per l’interrogatorio di garanzia, affiancato dai suoi legali, Tiziana Mannocci e Marco Meoli.
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Tra lunedì 6 e martedì 7, invece, toccherà ai due 39enni (uno di Rimini e l’altro di Frosinone) confrontarsi con i magistrati inquirenti. Entrambi rispondono dello stesso reato di Panella: omicidio volontario in concorso. Aver picchiato e costretto a salire sulla scala Scieri e averlo poi lasciato agonizzante a terra è la contestazione con cui la Procura ha modificato l’ipotesi iniziale da omicidio preterintenzionale a volontario con dolo eventuale. I due ex commilitoni di Lele, uno dei quali, quello riminese, consigliere comunale e ancora nell’esercito, possono avvalersi della facoltà di non rispondere. Panella all’epoca sentito dai carabinieri disse di trovarsi in licenza il 13 agosto 1999. Un militare lo smentì in un verbale della Procura militare di La Spezia. Versione ribadita anche ai pm pisani.
Non solo. L’affidabilità degli statini delle presenze era molto opinabile. Potevano essere modificate, cancellate, corrette. Scrive il gip nell’ordine di arresto: «Sono presenti in atti numerose dichiarazioni in base alle quali, il permesso dei fine settimana era assolutamente compatibile con la possibilità di trattenersi in caserma a dormire con minori vincoli di orario, senza raggiungere la residenza o un diverso luogo». Non solo la mamma di Panella ha riferito ai magistrati che il figlio tornò a casa alle 14 del 14 agosto pensando che l’episodio fosse avvenuto nella notte tra il 14 e il 15. Parlando tra loro, intercettati, l’ex caporale e i genitori chiariscono che il fatto è accaduto la sera del 13 «allorquando egli (Panella, ndr) così afferma testualmente lo stesso, era presente in caserma». Il 39enne di Cerveteri smentisce se stesso e quanto dichiarato nell’agosto 1999 ai carabinieri quando disse che quello sciagurato giorno era in licenza.
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