La manifestazione
Spaccio e prevaricazioni nell’area del casermaggio
L’addetto al servizio si riforniva in città dello stupefacente che poi smerciava all’interno della Gamerra ai commilitoni «Panella violento contro tutti»
pisa
Un ambiente “appaltato” ai nonni. Tv, videogames. E tanti spinelli. La zona del casermaggio dentro la Gamerra era una terra senza regole. O meglio. Vigevano quelle create grazie a un lassismo dei vertici della caserma. E così prima alla commissione parlamentare d’inchiesta e poi alla Procura pisana, il responsabile del casermaggio racconta senza filtri quello che accadeva in zona, prossima all’area in cui morì il parà di Siracusa. Sentito all’epoca della morte di Scieri era stato reticente. Il tempo gli ha restituito la memoria.
«Era usuale la circolazione e il consumo di droga da parte degli allievi e la continuità dell’approvvigionamento dall’esterno – scrive la commissione parlamentare –. La pratica abituale di uscire dalla caserma dopo il contrappello, l’esistenza di almeno due varchi di accesso illegali alla caserma; la natura delle relazioni e le pratiche di nonnismo, generalmente accettate come consuetudine della caserma e dunque considerate normali».
Il giovane racconta di zone franche controllate da anziani con una disciplina parallela a quella ufficiale, tutta fondata sulla consuetudine del nonnismo della quale l’addetto al casermaggio «dichiara di aver subìto e accettato atti perpetrati ai suoi danni, da due soggetti in particolare, persone più attive nel disturbare la gente »: un ragazzo di Rimini e un soggetto più anziano e più violento, Alessandro Panella. Panella aveva atteggiamenti violenti nei confronti di tutti». Anche dopo la morte di Scieri, l’addetto al casermaggio ha riferito che Panella «passava a trovarlo». Una volta, ha fatto mettere a verbale, sostiene di averlo visto quasi battere la testa nel muro come per dire «ma cosa ho fatto». Il militare-pusher «racconta che una sera mentre stava acquistando dell’hashish in un parco di Pisa, fu fermato da due carabinieri che gli chiesero di essere aiutati ad arrestare gli spacciatori. I carabinieri informarono il comando dell’accaduto. Gli furono inflitti alcuni giorni di rigore e gli fu sospesa la patente per circa un mese. Dichiara di aver portato e venduto stupefacente dentro la caserma anche a suoi colleghi e che, quando terminava lo stupefacente acquistato nel suo luogo di residenza se lo procurava in alcune zone di Pisa». Anche questo era la Gamerra al tempo dell’omicidio Scieri. —
P.B.
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