Sicurezza
L’omicidio preterintenzionale si è prescritto nell’agosto 2017
Si procede per omicidio volontario, ma se l’ipotesi non dovesse trovare conferma nell’eventuale processo l’inchiesta sarebbe azzerata
PISA
Aperta con l’ipotesi di omicidio preterintenzionale, l’inchiesta sul caso Scieri è stata modificata nella contestazione iniziale ai tre indagati: ora si procede per omicidio volontario in concorso. Un reato da ergastolo che non va in prescrizione. Al contrario del preterintenzionale che, in assenza di atti interruttivi come nella vicenda in esame, dopo 18 anni (la pena massima) cancella ogni possibilità di arrivare a una giudizio. E con un semplice calcolo si arriva al 13 agosto 2017 come data capace di annullare indagini e fatiche investigative. Resterebbe solo il fronte della responsabilità civile.
La premessa è che Emanuele Scieri poteva essere soccorso e forse anche salvato. Un’agonia durata almeno sei ore dopo la caduta da un’altezza di una decina di metri dalla torre di asciugatura dei paracadute. Prima le botte a terra, seminudo, poi la costrizione di salire sulla scala con qualcuno che da sopra con gli scarponi gli schiacciava le nocche delle dita. Quindi il volo a terra con le ferite rilevata dai medici legali di allora e anche di recente incompatibili con la sola caduta.
Un contesto che per il procuratore capo Alessandro Crini e il sostituto Sisto Restuccia qualifica la responsabilità dei tre indagati con il reato di omicidio volontario in concorso. L’ultima perizia precisa che «Scieri ebbe sicuramente una permanenza in vita compatibile con la possibilità di un efficiente soccorso in grado di scongiurarne il decesso». Gli autori dell’aggressione, secondo l’accusa, si disinteressarono totalmente di Scieri. «Riflettendo sull’esistenza di una macchia di sangue presente nella sponda laterale di un tavolo posizionato accanto al corpo di Scieri, anch’essa compatibile con gli esiti della precipitazione, se ne tra la logica conseguenza che detto tavolo venne spostato per rendere meno agevole la cista del corpo della vittima in quell’angolo di caserma adibita, di fatto, a vera e propria discarica». Uno dei due indagati, quello che vive a Frosinone, di recente ha pubblicato un libro dal titolo “Coscienza di piombo”. Il messaggio? «Come si può continuare a vivere la propria vita in maniera normale dopo aver commesso il più tremendo degli sbagli? Il libro cerca di dare una risposta a questa domanda» si legge nella presentazione dell’opera. —
P.B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google