La manifestazione
Cadavere in Arno, «Mio padre non si è ucciso»
Parla Ilaria, la figlia di Giuliano Tognarelli trovato morto nel fiume dopo la scomparsa dall’ospedale: «Era lucido e cosciente»
PISA
«Mio padre era lucido e cosciente ed escludo che si sia suicidato. Voglio smentire con forza quest’ipotesi, se a qualcuno mai dovesse venire in mente. È vero, aveva i suoi problemi renali, ma non si è ammazzato. È stato un ottimo padre e spero che non abbia sofferto. Ora mi auguro solo che riposi in pace».
Le speranze, Ilaria Tognarelli, non le aveva mai perse. Da lunedì mattina – da quando suo padre Giuliano Tognarelli non si trovava più – non ha fatto altro che cercarlo. In lungo e in largo per la città, in ospedale, denunciandone la sparizione alle 15.30 del pomeriggio in questura ed esortando a più non posso l’ospedale, dove l’uomo si era recato per una visita renale, a visionare le telecamere di videosorveglianza.
Le ricerche non si sono mai interrotte. Con polizia, carabinieri, vigili del fuoco e cani molecolari impegnati senza sosta per trovarlo. Ma purtroppo, giovedì pomeriggio, la macabra scoperta da un elicottero del reparto volo dei pompieri di Arezzo. Il corpo di Giuliano, ingegnere informatico di 71 anni residente ad Asciano, era riverso nell’Arno, all’altezza di Riglione. Purtroppo senza vita.
Come ha fatto ad arrivare fin lì? È la risposta che sta cercando di fornire la Squadra mobile di Pisa, con la vicedirigente Sandra Orsini. Non c’è alcuna certezza, ad oggi, su come Tognarelli sia giunto sulle sponde dell’Arno, comunque vicinissime all’ospedale di Cisanello. Di sicuro – è quanto emerge da fonti investigative – la visita medica era legata ad alcune problematiche renali di cui l’anziano soffriva, ma non avrebbe avuto alcun esito: né negativo, né positivo. Lunedì mattina, insomma, il pensionato non avrebbe ricevuto alcuna notizia nefasta in merito alle sue condizioni di salute.
È per questo motivo che anche la sua famiglia, a cominciare dalla figlia Ilaria, respinge con forza l’ipotesi del suicidio. «Potrebbero averlo aggredito, là vicino ci sono dei campi rom – racconta la donna – ma non possiamo saperlo. Quando è uscito dall’ospedale aveva una borsa. Borsa che non è stata più trovata».
Secondo la Squadra mobile, tuttavia, l’ipotesi del pestaggio finito male è fra le più remote. Gli investigatori lavorano a tutto campo, consapevoli del fatto che la risposta potrà arrivare solamente dopo che verrà disposta l’autopsia da parte della procura della Repubblica di Pisa. Solo il medico legale potrà stabilire con certezza le cause della morte di Tognarelli. —
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