Proteste
Sicurezza in mare, troppi rischi dove mancano i bagnini
Fiorenzo Meucci, direttore della Società di Salvamento: sbagliato rinunciare alla prevenzione, i divieti purtroppo non bastano perché non sono rispettati
TIRRENIA
Con l’estate si ripropone il dramma degli annegamenti in mare. Alcuni giorni fa nove bagnanti sono stati miracolosamente strappati alla furia delle onde a Marina di Vecchiano. L’altro ieri un bambino ha rischiato seriamente. Ne parliamo con Fiorenzo Meucci, direttore della Società Nazionale di Salvamento di Pisa. «Basterebbe usare la prudenza, elementari norme di cautela, e la morte dovuta alla balneazione scomparirebbe. Ma purtroppo non è così», dice Meucci, grande conoscitore del mare, istruttore di buona parte dei bagnini che operano sulle nostre spiagge e non solo.
«Dobbiamo - dice con voce ferma - puntare sulla prevenzione, questa è l’unica strada per evitare inutili tragedie. Alle persone non possiamo vietare di fare il bagno, ma è necessario far comprendere fin dalla tenera età che il mare è un amico che improvvisamente può trasformarsi in un nemico, del quale dobbiamo avere sì rispetto, ma nello stesso tempo tanta paura». E per chiare ancora meglio il concetto Meucci cita l’ammiraglio Marco Brusco, ex comandante generale della Capitaneria di Porto. «Fu lui alcuni anni fa - spiega - a lanciare un allarme, ovvero a puntare sulla prevenzione fin dalla tenera età partendo dalle scuole. A questo concetto purtroppo non venne data la giusta pubblicità. Eppure bastava diffondere il messaggio di usare la prudenza, mai entrare in acqua con il mare in tempesta e soprattutto mai in assenza di un bagnino e seguire regole elementari». Ad esempio? «Non entrare in acqua durante le giornate di mare pericoloso - spiega sempre Meucci -, fare attenzione ai propri figli, aspettare di aver digerito il pranzo e per i non più giovani non entrare in acqua se non dopo un opportuno acclimatamento e mantenendosi molto vicino alla riva». In Italia la morte per annegamento colpisce circa 400 persone l’anno e l’80% sono giovani sotto i 30 anni.
Qual è la situazione a Pisa e dintorni? «Purtroppo il 70-80% dei decessi avvenuti in questi anni sulle nostre coste balneabili si è verificato nella quasi totalità sulle spiagge libere, senza bagnino, e talvolta sono annegati anche i soccorritori improvvisati, armati di buona volontà. Ma questo non accade solo al mare. Sembrerà strano, ma record di annegamenti si registra anche nelle piscine, senza personale adeguato, e nelle regioni del nord, in primis Valle d’Aosta e Lombardia, per tragedie che si verificano in laghi e fiumi. Entrambe sono regioni piene di torrenti e laghi più o meno grandi, bacini artificiali, cave di terra ormai abbandonate, ma piene di acque piovane che si trasformano in profonde e pericolose bozze di acqua. E d’estate con il mare, lontano centinaia di chilometri, questi luoghi diventano una calamita per chi è in cerca di fresco, ma letali per chi non sa nuotare». —
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