Il Tirreno

Pisa

la commissione d’inchiesta 

La presidente Sofia Amoddio: «Il mio pensiero alla madre»

Nicola Corda

«La nostra pista era quella  giusta, la famiglia attendeva da 19 anni. E se Emanuele fosse stato soccorso in tempo non sarebbe morto»

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ROMA

«La nostra pista era giusta». Emanuele Scieri non si è suicidato, l’ipotesi di reato della Procura di Pisa che ha riaperto le indagini è omicidio volontario. Sofia Amoddio ex parlamentare del Pd, che ha guidato la commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del parà di Siracusa, dedica il primo pensiero alla mamma del militare che non si è mai arresa.

Sembra che il vostro lavoro sia stato molto utile per lo sviluppo delle indagini.

«Sì, io del resto oltre alle conclusioni della commissione che erano pubbliche, avevo inviato una relazione alla procura, ancora più approfondita, con molti dettagli e vicende vincolate al segreto. Posso dire che l’arresto di Panella mi fa comprendere che la pista d’indagine che abbiamo seguito era quella giusta».

Un reato pesante, omicidio volontario dice il Procuratore Crimi, condivide?

«È così, l’ipotesi è corretta e confermata dalle carte: se Emanuele fosse stato soccorso, non sarebbe morto».

Ha sentito la famiglia?

«La madre, la signora Isabella a cui è andato il mio primo pensiero. Era stupita, attonita, ha atteso per anni questo momento così come il “Comitato giustizia per Lele” e tutti quelli che non hanno mai creduto al suicidio».

Quando non nascono come strumento di battaglia politica le commissioni d’inchiesta portano a qualcosa di concreto?

«Se non mi sbaglio, è la prima volta che una commissione ottiene la riapertura delle indagini da parte della magistratura ordinaria. Hanno fatto un lavoro encomiabile, grazie al quale sono arrivati a questi sviluppi, un passo importante verso la ricerca della verità e della giustizia che la famiglia e l’opinione pubblica stanno aspettando da 19 anni».

La prima inchiesta della magistratura ordinaria però archiviò il caso.

«Penso che in ogni attività di ricerca della verità sia possibile quando tutte le persone collaborano, ognuna con il proprio compito. Io, noi, della commissione abbiamo fatto un lavoro enorme, sentito tantissime persone, lavorato di notte e alla fine questo ha portato a un risultato».

Ci saranno responsabilità anche dei vertici?

«Con onestà non saprei rispondere. Sicuramente anche dalla nostra inchiesta è venuto fuori con chiarezza che i vertici militari sapevano che gli atti di nonnismo non erano semplici goliardie ma violenze vere e proprie e dunque crimini. Se li hanno tollerati e poi coperti questo li rende responsabili. Se poi mi chiede se questa vicenda sarà un deterrente al nonnismo, questo non lo penso. Da sempre i vertici hanno guardato dall’altra parte. Le ricordo che Panella era stato già punito per atti di nonnismo prima della morte di Scieri».

Nella relazione inviata alla procura ci sono elementi coinvolgimenti di persone che porteranno a ulteriori sviluppi?

«Posso dirle che ci sono altri elementi, dettagli, anche sulle perizie ma sono sotto segreto istruttorio come dovrebbero essere le indagini. E meno male, altrimenti oggi questo esito non ci sarebbe stato». —

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