Il Tirreno

Pisa

caso ragusa: le motivazioni della sentenza D’APPELLO 

«Non ci fu premeditazione ma Logli aveva già pensato di uccidere Roberta»

Pietro Barghigiani

L’esistenza di un movente economico e l’affidabilità delle testimonianze di Gozi tra le ragioni della condanna a 20 anni

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No, la premeditazione non c’è stata. Ma non è stato un delitto d’impeto. Roberta Ragusa è stata uccisa dal marito Antonio Logli, che pensava da tempo a eliminarla, dopo essere stato scoperto al telefono con l’amante la sera del 13 gennaio 2012. Il movente? La separazione di cui parlava con le amiche l’imprenditrice di Gello per lui avrebbe significato un danno economico insopportabile. Le ipotesi alternative, dalla sparizione volontaria al rapimento al suicidio, formulate dalla difesa? Fantasiose, astratte, congetturali. «E come tali inservibili».

In 81 pagine di motivazioni il presidente della Corte d’Assise d’Appello, Maria Cannizzaro spiega perché Logli è colpevole e merita la conferma della condanna a 20 anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere inflitta in primo grado a Pisa.

«In qualunque modo ne abbia cagionato la morte, il mancato rinvenimento del corpo indica chiaramente che l’imputato si fosse comunque già prefigurata nei dettagli l’evenienza della soppressione della moglie, ponendosi e con un certo anticipo il problema di disfarsi del cadavere, in modo senza dubbio efficiente alla luce degli eventi» si legge nel documento depositato nei giorni scorsi. I giudici d’appello sottolineando la natura indiziaria del processo confermano la «tenuta logico-probatoria della ricostruzione adottata dalla sentenza di primo grado». Pesa l’incidente domestico del 10 gennaio, quello in cui Roberta viene travolta dal marito caduto dalla scala a chiocciola con uno scatolone in mano. Un antipasto, per la corte, di quello che accadrà tre giorni dopo.

Sull’affidabilità dei due testi principali, Loris Gozi e Silvana Piampiani, la lettura dei fatti assegna al primo e alla moglie un ruolo decisivo considerandoli testimoni credibili. Al contrario le versioni della Piampiani vengono definite confuse e lei stessa descritta come una persona suggestionabile, oltre che affetta da un significativo deficit cognitivo. Fuori scena la Piampiani, la donna che sera tra il 13 e il 14 gennaio, sosteneva di aver visto dopo le una Logli in via Gigli. Saldi nel loro racconto Gozi e la moglie. Che vengono creduti anche perché non si presentano spontaneamente ai carabinieri, ma solo dopo che un amico di Gozi, che aveva ricevuto le sue confidenze su quella notte, si presenta ai militari. Dichiarazioni spontanee e per la Corte d’Appello suffragate da riscontri anche in occasione dell’avvistamento di Logli da solo in auto prima alle 00,30 circa e poi quasi mezz’ora dopo in via Gigli mentre litiga con una donna. Una collocazione che smentisce Logli che ha sempre sostenuto di essersi svegliato alle 6,45 senza trovare Roberta nel letto. La simulazione con un amico nella via dove dice di averlo visto Gozi e non in via Dini, come riportato da un servizio televisivo, diventa un macigno per l’impiegato del Comune di San Giuliano Terme. Di Logli il giudice mette in luce «la sua capacità criminosa, la freddezza dell’ideazione, la precisione nell’esecuzione e l’efficacia della soppressione». —

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