Il dolore
In silenzio e vestite di rosso le donne contro Buscemi
Un centinaio di manifestanti si è riunito in presidio sotto Palazzo Gambacorti per chiedere le dimissioni dalla giunta. Fischi ai consiglieri di maggioranza
PISA
Niente cori, né slogan. In silenzio, come le Donne in nero. Nessuna manifestazione, né un percorso da seguire. In presidio, una accanto all’altra, come le Madri di Plaza de Mayo. Immobili, per quasi cinque ore, voltando le spalle a Palazzo Gambacorti. «Il Comune volta le spalle alle donne, le donne voltano le spalle al Comune», “blindato” da decine tra agenti della polizia, carabinieri e polizia municipale e con acceso limitato ai soli 15 “visitatori” che sono riusciti ad accaparrarsi un pass d’ingresso. L’obiettivo della protesta è Andrea Buscemi, l’assessore alla cultura di cui la Casa della Donna chiede le dimissioni o un atto del sindaco per rimuoverlo dal suo ruolo istituzionale. A finire nel mirino delle circa cento manifestanti che ieri pomeriggio, in concomitanza con il secondo consiglio comunale della giunta Conti, si sono riunite in piazza XX Settembre, sono però tutti gli esponenti della maggioranza. Accolti al grido di “vergogna” e “violenti” al termine dell’assemblea cittadina che ha respinto la mozione di sfiducia di Buscemi presentata da Diritti in comune.
Dopo la “rumorosa” protesta di due settimane fa in consiglio comunale, la Casa della Donna sceglie la strada del silenzio. «A volte fa ancora più rumore», sottolinea la presidente dell’associazione Carla Pochini. Disposte in fila, corpo a corpo, rigorosamente vestite in rosso, un centinaio di donne ha manifestato silenziosamente contro l’assessore, coinvolto in un procedimento per stalking (assoluzione in primo grado, non doversi procedere per prescrizione in appello, ricorso pendente in Cassazione) innescato dalla denuncia dell’ex compagna. Le rivendicazioni sono impresse su cartelli multilingue: italiano, inglese e francese accomunati dallo slogan “Buscemi dimettiti”.
«L’assessore dovrebbe avere un comportamento consono alla carica istituzionale che ricopre», sottolinea Pochini, rispondendo alle accuse che Buscemi ha rivolto all’associazione dopo aver ricevuto una lettera di minacce, ritenendola colpevole “morale” del clima di intolleranza che si è creato nei suoi confronti. «Se continua con queste esternazioni - prosegue la presidente della Casa della Donna - non fa altro che dimostrare di essere inadatto a ricoprire la carica che le è stata affidata. Stavolta restiamo in silenzio. A parlare saranno i nostri corpi».
Un lungo silenzio rotto da un applauso con cui le manifestanti hanno accompagnato la decadenza del consigliere Gianluca Gambini. Decine di braccia si sono alzate al cielo per partecipare idealmente alla votazione e si sono incrociate qualche ora dopo quando il presidio ha assistito in diretta streaming alla discussione della mozione di sfiducia dell’assessore, spostandosi sul marciapiede del lungarno, sotto le finestre della sala che ospita il consiglio comunale.
Cori, slogan, fischi (per gli interventi degli esponenti della maggioranza), applausi (per quelli della minoranza) hanno accompagnato la discussione, fino all’atto finale della votazione, che ha spento le speranze (seppur minime) delle manifestanti, ma ha rafforzato la determinazione delle “donne in rosso” a continuare una mobilitazione che, promettono, non si fermerà. —
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