Il dolore
Luvisotti spara a zero sull’ex collaboratore «Credeva che morissi e mi ha ingannato»
L’ex direttore contro Avino: «Mi deve ancora pagare le quote dell’Ivg. Io non c’entro con la Mercedes per il giudice Bufo»
PISA
«La Mercedes per il giudice Roberto Bufo? È un complotto contro di me da parte dello stesso Istituto vendite giudiziarie, dal quale sono stato epurato un anno e mezzo fa e di cui sono diventato il peggior nemico. Quell’auto – formalmente acquistata nel 2017 da un autosalone di Lucca – in realtà era stata comprata attraverso un’asta via Internet da una società che si chiama “Zoff”, che ho poi scoperto fare riferimento al cugino di Giovanni Avino, l’ex vicedirettore dell’Ivg (arrestato e ora libero ndr). Nessuno ha parlato di questa donazione. Solo Avino, da cui devo ancora incassare i soldi per la vendita delle quote della società. La procura crede alle sue parole».
Virgilio Luvisotti – l’ex direttore dell’Istituto vendite giudiziarie per i tribunali di Pisa, Livorno e Grosseto – spara a zero contro colui che dall’inchiesta della procura di Genova emergeva come il suo braccio destro: Giovanni Avino, 36 anni, ex vicedirettore dello stesso Ivg. Lo fa durante una conferenza stampa convocata alla Villa di Corliano, a San Giuliano Terme, per difendersi dall’inchiesta “La giustizia di Zorro”, in cui è coinvolto per corruzione in atti giudiziari. Secondo le indagini – che si concentrano sulla vendita all’asta, andata a buon fine, di uno yacht di lusso – Bufo, giudice del Tribunale di Pisa (ora sospeso) e residente a Marina di Carrara, avrebbe ammesso che la donazione della vettura «era collegata alla vendita dell’imbarcazione come segno di tangibile ringraziamento e di avere avuto frequenti contatti con Luvisotti circa la vendita della stessa», ha scritto la Corte di Cassazione in una sentenza del marzo scorso, che nega la revoca degli arresti domiciliari (comunque scaduti) all’ex consigliere di minoranza del Comune di San Giuliano Terme.
Per questo Luvisotti ieri si è voluto difendere dalle accuse. «Io ho sempre operato bene – dice – e nel caso dello yacht è stato fatto un grande lavoro nell’interesse dell’Ivg. La mia notula? Inizialmente dicevano perfino che era troppo bassa. Queste persone hanno messo in difficoltà la mia famiglia, a cui chiedo scusa. Pensavano che morissi ecco perché mi hanno fatto questo». Agli Avino, l’ex consigliere regionale, nel 2016 ha venduto le sue quote della società, «pagabili nel triennio successivo», ha spiegato ieri, sempre durante la conferenza stampa a Villa di Corliano, il suo avvocato Andrea Da Prato. Ma a quanto pare, secondo quanto emerso, lui non sarebbe stato ancora liquidato. Qui starebbe la ragione del presunto complotto di cui parla Luvisotti. «Nel 2017, quando il mio assistito doveva ricevere il primo pagamento – continua il legale – lui era in ospedale e non poteva preoccuparsi di seguire le altre cose. Così è avvenuto anche ora che è esplosa la vicenda giudiziaria. Forse da questa situazione potrebbero ricavarsi abbastanza agevolmente le motivazioni che stanno dietro le accuse».
La difesa dell’ex direttore dell’Ivg si concentra in particolare sull’acquisto della Mercedes, riconducibile alla famiglia Avino. «Solo gli accertamenti successivi – precisa l’avvocato Da Prato – hanno chiarito come questa impresa sia stata creata solo dopo che Luvisotti ha ceduto le quote ad Avino e che l’amministratore sia suo cugino. Le testimonianze di questa famiglia hanno convinto la procura a collegare la Mercedes a Luvisotti. Gli stessi titolari dell’autosalone smentiscono però che l’auto sia riconducibile al mio cliente». L’ex direttore dell’Ivg ha poi detto di «voler andare a fondo sulla questione». «Mi avevano sequestrato i conti correnti e non avevo neanche i soldi per pagare le bollette – si sfoga – con il mutuo della casa da pagare». —
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