Attenzione
Fasanella e il caso Moro «La verità? È un’altra»
L’incontro con il giornalista e saggista chiude la rassegna “Il Tirreno racconta” a Eliopoli
calambrone. “Moro e la sua politica davano fastidio. Le amministrazioni Usa, gli inglesi e in fasi successive Francia, Germania e Unione Sovietica con Cecoslovacchia e Bulgaria, avevano interessi a fermare lo statista». Nelle parole del giornalista e saggista Giovanni Fasanella il senso della serata di mercoledì sul palco di Eliopoli dal titolo “Le tenebre italiane di 40 anni fa”, organizzata nell’ambito della rassegna “Il Tirreno racconta” con Confesercenti Toscana Nord.
Fasanella ha presentato il suo libro “Il puzzle Moro” , che inquadra la vicenda Moro come un caso internazionale. Con lui sul palco il capo aerea Pisa, Pontedera e Empoli del Tirreno Cristiano Marcacci, il collega Paolo Toccafondi e Massimo Marini. Proprio Toccafondi ha subito fatto capire come la verità su Moro non sia scontata. «La verità è quella dei brigatisti. Versione smontata anche dalla recente commissione parlamentare d’inchiesta. Un esempio? Dicono che Moro sia rimasto 55 giorni nella prigione di via Montalcini in uno spazio di 3 metri per 1. Ebbene dalla autopsia è risultato che non aveva avuto problemi muscolari, le lettere erano scritte in una postura normale e addirittura il colorito era di chi era stato anche all’aria aperta». Incalza Fasanella: «È stata offerta una verità concordata. Che non creasse traumi al Paese. Vi sembra possibile che nessuno dei brigatisti di quella vicenda, anche chi come Moretti è stato condannato a sei ergastoli, sia in galera?». Il caso Moro, quindi, va inquadrato in uno scenario internazionale in cui quell’Italia dava fastidio. «Tra gli anni Sessanta e Settanta la politica di Moro nel Mediterraneo e con il disgelo interno tra Dc e Pci, rappresentarono un pericolo per gli equilibri mondiali – dice ancora Fasanella – L’Italia andava fermata».
Una viva testimonianza degli anni del rapimento e dell’assassinio di Moro, i così detti “anni di piombo” è arrivata dall’ex prefetto di Pisa Francesco Tagliente che quaranta anni fa era alla squadra mobile romana. «Non era facile fare servizio in quegli anni – ha detto –. Dalle contestazioni di piazza violente si passò all’eversione e agli attentati terroristici. Ci sentivamo bersagli mobili. Molti rappresentanti delle forze di polizia, uscendo da casa, non sapevano se sarebbero tornati. La tensione e la paura, erano entrati a fare parte della quotidianità anche delle famiglie dei poliziotti».
La serata ha concluso la rassegna e Confesercenti ringrazia Mappamondo Beach di Paola Panchetti e la ditta di Luciano Spera di Vicopisano. —
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