Il Tirreno

Pisa

LA SENTENZA 

Violenza e sequestro contro la convivente: condannato bagnino

PIETRO BARGHIGIANI

Inflitti tre anni e mezzo anche per il reato di lesioni Durante un’aggressione la donna si lanciò dal terrazzo

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PISA. Colpevole per tutti i capi di imputazione. Sono le cinque mezzo di un accaldato pomeriggio di fine luglio quando il Tribunale in composizione collegiale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) esce dalla camera di consiglio e pronuncia una sentenza di condanna a 3 anni e mezzo per un 34enne originario del Lazio (omettiamo il nome per non rendere riconoscibile la parte civile) e residente a Pisa accusato di violenza sessuale, lesioni personali e sequestro di persona. L’entità del risarcimento è stata rinviata al Tribunale civile e non state disposte provvisionali a favore della ex dell’imputato, tutelata dall’avvocato Daniela Rondoni.

Il pm Sisto Restuccia aveva chiesto una pena di 4 anni e 4 mesi. Si erano conosciuti nel 2016 i protagonisti della storia che dall’idillio iniziale è finita in una condanna. Lui, da stagionale, lavorava come bagnino in uno stabilimento del litorale. L’approccio dei primi passi diventa frequentazione e poi convivenza. Passano pochi mesi e l’amore si svuota di contenuti e si gonfia di rancore. Erano anche andati a stare insieme nella casa di lei a Pontedera. Alla fine del rapporto gli screzi non mancano. Ma il punto più basso arriva quando la coppia affronta l’ennesimo litigio quasi sempre innescato dalla gelosia. Si arriva alle mani. E non è una novità. Stavolta, però, l’assalto non si ferma all’imprecazione rabbiosa. La donna per scappare dal 34enne si butta dal terrazzo di casa a un metro e mezzo d’altezza trovando poi rifugio nel bagno di un negozio vicino. L’ex fidanzato – secondo quanto ricostruito dalla vittima – l’aveva anche aggredita lasciandole segni sul corpo, in particolare una serie di lividi al collo.

La conoscenza era arrivata attraverso Facebook. L’appuntamento in discoteca, la relazione parte in quarta e poi comincia a scontare le avarie di un rapporto sempre più guasto.

Lui ha sempre sostenuto di non averle mai usato violenza e che i litigi scoppiavano a causa di una gelosia forsennata di lei.

Sull’episodio che poi ha portato prima alla querela e poi al processo concluso ieri con la condanna, il bagnino aveva raccontato in aula che la donna durante una discussione gli aveva tirato in testa un vaso che si trovava sul comodino, ferendolo. E che prima, in un diverbio, lui l’avrebbe aggredita con uno spintone nel bagno. Ma che poi, una volta in cucina, sarebbe stata lei stessa (in un momento più quieto) a tirarsi dal terrazzo, con lui che tentava di salvarla prendendola per un braccio.

Opposta la versione della donna, separata e con una figlia, che ha parlato di aggressioni e violenze, anche sessuali in una relazione diventata un inferno. —

PIETRO BARGHIGIANI.

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