Il Tirreno

Pisa

corruzione in atti giudiziari 

Bufo confessa: l’auto come ringraziamento per lo yacht venduto

Pietro Barghigiani

Il giudice inguaia Luvisotti dell’Ivg: «Ho seguito i suoi consigli» L’ex consigliere si vantava dell’amicizia con il magistrato

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PISA

«Bufo ha ammesso che la dazione della vettura era collegata alla vendita dell'imbarcazione come segno di tangibile ringraziamento e di avere avuto frequenti contatti con Luvisotti circa la vendita dell'imbarcazione, decidendo di mutare il custode e seguendo i suoi consigli su come procedere, ma ha precisato di avere liquidato i compensi in misura ridotta rispetto alla richiesta».

Lo scrive la Cassazione nella sentenza del marzo scorso con cui aveva respinto il ricorso del legale di Virgilio Luvisotti, 84 anni, di Rigoli, per la revoca degli arresti domiciliari disposti nell’inchiesta “La giustizia di Zorro” con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.

Nel frattempo, ai primi di luglio, l’ex direttore dell’Istituto vendite giudiziarie è tornato in libertà per scadenza dei termini.

Il passaggio della Suprema Corte offre, però, una lettura dell’indagine che vede il giudice del Tribunale di Pisa Roberto Bufo (ancora sospeso), residente a Marina di Carrara, fare ampie ammissioni.

Il magistrato con le sue dichiarazioni chiama in causa Luvisotti, attivo, nonostante età e condizioni di salute, nel muovere le sue relazioni tra politica e Ivg, di cui nel 2016 aveva venduto le quote con la condizione di rimanere direttore a vita e di percepire gli utili provenienti dal settore immobiliare, curato da lui in via esclusiva.

È accusato con Giovanni Avino (anche lui arrestato e ora libero) di aver promesso a Bufo, giudice delegato alla vendita di un’imbarcazione di lusso, un Suv della Mercedes usato, per la gestione favorevole della messa all’asta dello yacht con 150mila euro di introiti per l’Ivg.

Scrive ancora la Cassazione a sostegno dei gravi indizi raccolti contro l’ex consigliere regionale del centrodestra: «Luvisotti ha affermato di supporre che Bufo avesse adocchiato l'autovettura durante una delle ispezioni semestrali all'Ivg. Avino ha dichiarato che Luvisotti nel 2016 gli cedette la sua quota di partecipazione nell'istituto di vendite che gli disse che per aver gestito l'incarico della vendita della imbarcazione si aspettava una liquidazione di almeno 50000 euro, vantandosi di avere ottenuto l'incarico della vendita perché amico di Bufo».

Non solo. Attraverso le intercettazioni telefoniche di maggio e giugno 2016 Luvisotti parla con Giovanni Avino del provvedimento relativo alla vendita della imbarcazione contenente clausole, relative alla custodia e alla pubblicità, favorevoli all'istituto.

E poi il 23 giugno sempre Luvisotti telefona al sindaco di Cascina Susanna Ceccardi «ed emerge l'intento del primo di caldeggiare Bufo come assessore» (ipotesi non concretizzata, ndr). Altra intercettazione: Bufo menziona all’avvocato Oberto Cecchetti (altro arrestato) la liquidazione di 500 euro al giorno (in totale 150000 euro) per la custodia dell'imbarcazione.

Nella conversazione del 14 agosto 2017 Bufo informa Luvisotti del «bel risultato» della vendita e il secondo (nonostante le sue condizioni di salute e la cessione delle quote dell'istituto) esprime il suo interesse per la vicenda».

Per la Cassazione Luvisotti e Bufo erano legati da un rapporto stretto che metteva insieme politica e affari sfruttando i rispettivi ruoli nella ricerca di reciproci vantaggi. Non sempre leciti, secondo le accuse della Procura che hanno resistito anche all’esame della Cassazione. —





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