Sicurezza
Bruciò due uomini in una baracca: confermati 10 anni
Nel 2013 un muratore cosparse di benzina il compagno della mamma e un suo amico. Era contrario alla relazione della donna con uno sbandato
PISA. Sigillo finale della Cassazione su condanna e responsabilità di un muratore polacco di 36 anni nel tentato omicidio di due connazionali. I 10 anni inflitti in primo grado con rito abbreviato in Tribunale a Pisa sono stati confermati in appello e ora anche dalla Suprema Corte. Anche gli ermellini, chiamati a pronunciarsi sul ricorso degli avvocati Massimo Parenti e Gaetano Bosco, hanno ritenuto di non concedere le attenuanti generiche a Pawel Wysocki, nonostante la sua incensuratezza. L’elenco delle ragioni è consistente e va «dalla gravità dei fatti alla connotante ferocia del loro autore, e modalità del relativo svolgimento, dalle gravi e durevoli conseguenze che l'azione del ricorrente ha avuto sulle due persone offese (ustionate su gran parte del corpo, ndr)al successivo comportamento dell'imputato, evidenziante solo "fastidio" per le persone offese, senza alcun pentimento o accettazione della gravità dei fatti da esso posti in essere». Era il 12 ottobre 2013 quando Wysocki entrò in una baracca in zona stazione di San Rossore dove sapeva di trovare la madre. Con una tanica di benzina cosparse i corpi del compagno della donna e di un suo amico mentre stavano ancora dormendo. Poi appiccò il fuoco. Lui ha sempre sostenuto che la benzina venne versata in terra e che un mozzicone di sigaretta di uno dei due connazionali avrebbe innescato il rogo. Wysocki era contrario alla scelta di vivere da sbandata della mamma, una 59enne che si era accompagnata a un connazionale di 34 anni facendo una vita segnata da alcol e marginalità. Non voleva che la madre si degradasse in quell’ambiente. La sua contrarietà espressa con il fuoco si è tradotta in una condanna definitiva a 10 anni di cui quasi la metà già scontata. —
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