Lutto
Oli senza tappi anti-rabbocco annullata la maxi sanzione
Ristoratore del centro vince il ricorso contro un’ingiunzione di 2.511 euro Il giudice di pace: non è la Regione a dover fare i verbali, ma il ministero
PISA
L’olio più “salato” servito a tavola aveva un conto da far strabuzzare gli occhi. E una spiegazione da cercare nelle pieghe di quelle leggi di cui spesso si conosce l’esistenza solo quando vengono applicate: 2.511 euro per quattro bottiglie di olio prive del tappo anti rabbocco. Destinatario della sanzione un ristoratore del centro.
Tema antico quello del tappo, il cui utilizzo è stato pensato e imposto dal legislatore per evitare mescolanze e adulterazioni con risultati nocivi per il consumatore.
Succedeva nell’aprile 2017. Spinto anche dall’esosità di un peccato ritenuto veniale, il ristoratore ha impugnato la sanzione.
Scelta azzeccata perché a distanza di oltre un anno ha ottenuto l’accoglimento del ricorso davanti al giudice di pace di Pisa Dario Bongiorno. Stangata annullata perché, sostiene il giudice, la Regione non può pretendere le sanzioni in materia di trasparenza della filiera degli oli di oliva.
È un controllo che spetta al ministero delle Politiche agricole. Il tappo anti rabbocco ci deve essere, insomma, ma non è la Regione che deve multare chi trasgredisce alla legge. Di qui la cancellazione dell’ingiunzione di pagamento.
Quei 2.500 e passa euro sono sembrati al ristoratore più indigesti di un fritto misto con olio rancido. Valeva la pena fare ricorso. E così si è affidato agli avvocati Daniele Pisanello e Luca Canapicchi dello studio Lex Alimentaria di Pisa.
I carabinieri del Nas controllarono il ristorante del centro e alla fine del sopralluogo trovarono quattro bottiglie con etichetta Salvadori senza il famoso tappo per evitare aggiunte di oli diversi.
Verbale e sanzione. E imprecazione del titolare pronto a rivolgersi agli avvocati per cancellare quella multa.
«Il giudice di pace ha accolto la nostra tesi – spiegano i legali Pisanello e Canapicchi –. Ha infatti inquadrato la norma violata – l’articolo 7 della legge 9/2013 – nell’ambito della disciplina del commercio e della lealtà commerciale, con particolare riferimento al contrasto delle pratiche illecite o fraudolente nelle filiere agro-alimentari, e non in quella relativa all’etichettatura, alla presentazione e alla pubblicità dei prodotti alimentari. Essendo la disciplina del commercio riservata allo Stato, quest’ultimo è anche titolare della relativa potestà sanzionatoria, tramite l’ispettorato centrale repressione frodi non potendo la Regione ingiungerle e incamerare i relativi denari».
Felice il ristoratore per la sanzione annullata e soddisfatti i legali che ottengono una sentenza che può fare da apripista per altri ricorsi.
Quel tappo anti rabbocco da anni è una croce per i ristoratori.
«Di sicuro - concludono Pisanello e Canapicchi – si tratta di una pronuncia destinata ad incidere sulle casse della Regione Toscana (e delle altre Regioni), che si vede privata di facili introiti, ma soprattutto per gli interessi dei ristoratori, spesso vessati da autorità non proprio competenti». —
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