Gioco
«Nella seduta del 27 il consiglio avrà il suo presidente»
Gambini (Lega) va avanti sulla propria candidatura Pd all’attacco: maggioranza senza competenze
PISA. Da una parte Gianluca Gambini che sembra “annunciare” la sua elezione a presidente del consiglio comunale nella seduta del 27 luglio. Dall’altra il Pd che attacca la Lega sia sul caso Gambini che sul caso Buscemi. L’onda lunga delle polemiche dopo la prima seduta del consiglio sta facendo sentire i suoi effetti. «Il consiglio comunale da me aperto come consigliere anziano, vale a dire il più votato del partito più votato a Pisa, la Lega, è stato caratterizzato da comportamenti eccessivi ed esasperati di consiglieri comunali vicini ai centri sociali e dall’irruzione incontrollata di un gruppo di facinorosi urlanti contro un assessore», attacca via social Gambini. «Per quanto mi riguarda - aggiunge - ho presieduto l’assemblea introducendola, ma ho preferito, per motivi istituzionali e di opportunità, visto che al punto uno dell’ordine del giorno si parlava anche della questione che mi riguardava, far presiedere al vice consigliere anziano. Nel prossimo consiglio comunale, il 27 luglio, si procederà all’elezione del presidente del consiglio e dei due vice. Siamo stati eletti per governare Pisa per i prossimi cinque anni e lo faremo nel modo migliore».
Contro la maggioranza si schiera il Pd con il segretario provinciale Massimiliano Sonetti e il nuovo segretario cittadino Biagio Depresbìteris. «Per amministrare servono competenza e trasparenza: qualità che mancano all’attuale amministrazione. Il caso Gambini, per esempio, poteva essere affrontato fin dall’inizio, magari al momento della composizione delle liste, senza costringere un intero consiglio comunale, o meglio un’intera città, a bloccarsi. Le norme, sul punto, sono chiare. C’è tanto da fare per la Pisa di domani, ma la maggioranza ricalca quanto avviene al governo: tanti proclami e pochi fatti».
Per quanto riguarda Andrea Buscemi, «lasciamo parlare - aggiungono - le immagini di una piazza gremita di donne ed uomini che ne chiedono le dimissioni immediate. Ci chiediamo se non ci fossero altre soluzioni, in una città universitaria come la nostra, in grado di garantire un assessore alla cultura diverso da quello attuale. Si sarebbe anche evitato quell’imbarazzante conflitto di interessi che c’è tra un attore e l’assessorato alla cultura: è un po’ come se avessero messo un imprenditore edile ai lavori pubblici». —
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