Il Tirreno

Pisa

la mostra al museo delle sinopie 

Il genio di Gentileschi e la sua Madonna “mamma”

Carlo Venturini
Il genio di Gentileschi e la sua Madonna “mamma”

L’omaggio al pittore e al capolavoro per lunghi anni oggetto di studi scientifici e ancora oggi tanto misterioso quanto di forte impatto emotivo

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pisa

Il quadro “La Madonna in adorazione del Bambino” di Orazio Gentileschi ha a lungo rappresentato e tutt’ora rappresenta un mistero, per due motivi.

Per conoscere l’autenticità o meglio che quella tela fosse di Gentileschi ci sono voluti settanta anni di studi condotti da cinque dei più grandi esperti. «Gli studi sono stati supportati da tutta una serie di analisi non invasive sulla tela come raggi x ed infrarosso» spiega Pierluigi Carofano curatore della mostra inaugurata ieri al Museo delle Sinopie che ha per protagonista, appunto, l’opera dell’artista pisano amico e compagno di avventure (e di sventure) di Caravaggio. Il primo mistero è stato dunque risolto dopo settant’anni e negli ultimi 50, la Madonna di Gentileschi è stata esposta solo due volte: una a Pienza e l’altra, appunto a Pisa. L’altro mistero, che rimarrà forse insoluto, è che la tradizione della storia dell’arte ci tramanda quel quadro con un altro nome e cioè come “Madonna con il Bambino Gesù” ma il soggetto in realtà appare come una Madonna in adorazione. «Se guardiamo bene l’opera, trapela un’ulteriore ipotesi e cioè che nessuno dei due titoli sia preciso o calzante perché nella produzione figurativa del Medioevo e del Rinascimento quel tipo di iconografia prevede che la madre di Gesù sia raffigurata con entrambe le mani aperte o giunte in preghiera» dice Carofano. Nel caso del dipinto esposto alle Sinopie la figura della Madonna esprime nella sua gestualità la presenza di una forte emozione interiore. Non è quella di una Madonna adorante, ma della Madre che avverte la tragedia che attende il Figlio. «Si nota facilmente – continua Carofano – l’atteggiamento di “tragedia” dell’intera composizione: i due protagonisti sacri presentano uno sguardo mesto, ma non rassegnato, parzialmente riscattato dal gesto del Bambino che, con la mano destra sul petto, indica verso di lei con l’indice della mano sinistra, a consegnare simbolicamente alla Madonna, ai piedi della croce, la guida dell’intera comunità dei fedeli». C’è poi il lenzuolo della culla dove è adagiato il Bambino: «C’è chi in quel lenzuolo ha visto un richiamo al sudario» dice Carofano.

Alle Sinopie (fino al 19 settembre) sono esposti altri due capolavori del maestro nato a Pisa e padre dell’altrettanto famosa Artemisia. Il primo è “Santa Cecilia che suona la spinetta” e “La Madonna con Gesù Bambino addormentato” dipinto assieme al figlio Francesco. Il percorso espositivo unisce “La Madonna in adorazione del Bambino” e la “Santa Cecilia che suona la spinetta”. Le opere sono state eseguite intorno al 1618-1620 e entrambe hanno faticato ad affermarsi come autografi del maestro pisano. Grazie agli studi di Bruno Santi, Raymond Ward Bissell, Claudio Strinati, Pierluigi Carofano, Paola Caretta e Alberto Cottino le due tele sono state riconosciute come autografe di Orazio Gentileschi. La terza tela in mostra, la “Madonna con Gesù Bambino addormentato” ben dimostra la qualità dei collaboratori di Orazio Gentileschi, in particolare del figlio Francesco.

«Il Museo delle Sinopie non è visitato quanto meriterebbe – dice Pierfrancesco Pacini presidente della Primaziale – e questa mostra preziosa che omaggia Pisa ed un pisano è un ulteriore buono spunto per far conoscere la storia delle sinopie». La mostra si fregia del contributo scientifico di Raymond Bissel e Marco Pierini. —

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