Lutto
La maggioranza non rientra in aula Salta la votazione per il presidente
Esordio infuocato del consiglio comunale. Il centrodestra fa mancare il numero legale: seduta chiusa in anticipo
PISA
Debutto nel caos del consiglio comunale. Il nodo della presunta incompatibilità di Gambini ha dominato la seduta dall’inizio alla fine, seppur ammantato dal caso Buscemi e dalla protesta promossa dalla Casa della Donna. Clima surriscaldato in tutti i sensi nella torrida Sala Regia, al quarto piano di Palazzo Gambacorti. Il colpo di teatro, definizione senza secondi fini, la chiusura anticipata della seduta. Motivo? La mancanza del numero legale. Sapiente richiesta di una pausa da parte del presidente del consiglio, il leghista Alessandro Gennai, e al rientro la “sparizione” di tutti i consiglieri di maggioranza: Lega, Noi Adesso Pisa-Fratelli d’Italia, Forza Italia e Pisa nel cuore. L’obiettivo: evitare di affrontare il punto numero due dell’ordine del giorno, il più insidioso, l’elezione del presidente del consiglio comunale.
Dunque, il cosiddetto caso Gambini. Piccolo riepilogo: Gianluca Gambini, il consigliere della Lega che ha ricevuto più preferenze, sarebbe incompatibile con la carica (secondo il parere del segretario generale del Comune Marzia Venturi) avendo una lite pendente con l’amministrazione per un immobile e un terreno a Tirrenia. Gambini la pensa all’opposto, tanto da aver prodotto un parere legale a suo favore, e si è regolarmente seduto per presiedere la seduta d’esordio come consigliere anziano. Nel presentarsi ha subito detto la sua provocando la reazione di Ciccio Auletta (Diritti in Comune), primo ad accendere l’opposizione di sinistra di fronte alla trazione leghista dell’assemblea.
La mossa («per rispetto istituzionale») di lasciare la poltrona di consigliere anziano al secondo in lista, Alessandro Gennai, non ha rilassato granché gli animi.
Un po’ di scaramucce fino alla votazione tranquilla (32 voti a favore e un’astensione, quella di Maria Antonietta Scognamiglio del Pd) sulla delibera numero uno: esame della condizione degli eletti. Un atto che formalizza l’elezione di tutti i consiglieri fuorché Gambini, di fatto “congelato” in attesa di verifiche. Dieci i giorni di tempo per il leghista (può fornire documenti a sua “discolpa”, e già lo ha fatto con il parere dell’avvocato Chiti) fino a rimuovere, volendo, la causa di incompatibilità; e poi altri dieci giorni entro i quali, di fronte alla situazione che si verrà a determinare, il consiglio comunale sarà chiamato finalmente a votare. A quel punto ogni singolo consigliere si prenderà la responsabilità del voto di fronte al contenzioso aperto, sulla base delle norme, dalla segreteria comunale.
La maggioranza di centrodestra ha provato a prendere tempo chiedendo ed approvando l’inversione dell’ordine del giorno. In pratica, il famoso punto due posticipato non solo a favore del giuramento del sindaco e della comunicazione sui componenti della giunta, ma anche del punto quattro: nomina della commissione elettorale comunale. «Non possiamo confrontarci se manca l’abbiccì - è insorto Auletta rivolgendosi alla maggioranza -, state stravolgendo la prassi istituzionale, non ci presteremo a questo gioco». E così la mossa del centrodestra ha portato le opposizioni a compattarsi: Pd, Diritti in Comune e anche Movimento 5 Stelle. Tutti concordi sul non partecipare alla votazione. A quel punto alla maggioranza non è rimasto che adeguarsi. Ma la contromossa era già pronta nel cassetto. Pausa di dieci minuti e, al rientro nella Sala Regia, opposizioni lasciate sole. Del caso Gambini si riparlerà così alla prossima seduta del consiglio, quando il centrodestra sarà messo alla prova della compattezza sul voto. —
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