Il Tirreno

Pisa

«Dimissioni, dimissioni» E la protesta è solo all’inizio

Stefano Taglione
«Dimissioni, dimissioni» E la protesta è solo all’inizio

Prima il presidio delle simpatizzanti della Casa della Donna  poi l’invasione dell’aula consiliare. Pochini: «Sarà sempre così»

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PISA

Per oltre due ore hanno letto sentenze, ordinanze e una sequela di atti del processo in cui è stato coinvolto il neoassessore alla cultura del Comune di Pisa, Andrea Buscemi, prescritto nel procedimento per stalking dalla Corte d’appello di Firenze. Poi, quando il sindaco Michele Conti ha comunicato l’investitura ufficiale della giunta, pronunciando per ultimo anche il nome dell’attore, la piazza è esplosa in un unico e fortissimo urlo: «Vergogna, vergogna». Intervallato da una bordata di fischi.

Fino alle 16.45, quando attiviste e simpatizzanti della Casa della donna hanno fatto irruzione a Palazzo Gambacorti, approfittando della presenza di una sola vigilessa al piantone e raggiungendo la delegazione già presente al quarto piano dell’edificio. E in un battibaleno il fiume di persone che alle 14 si era radunato in piazza XX Settembre, alle 17 era già nella Sala regia a chiedere le dimissioni dell’attore. Che le ha accolte prima nel silenzio, poi mimando baci e abbracciando il fratello Riccardo Buscemi e la compagna, sempre presente con lui durante la prima seduta del consiglio dell’era leghista, partito di cui fa parte anche l’ex direttore del Teatro di Cascina.

«Dimissioni, dimissioni». Sono le parole che hanno dominato la pausa dei lavori del consiglio comunale, naturalmente dirette verso «il nemico Buscemi». Prima che la seduta si sciogliesse per evitare di affrontare il problema sulla nomina a presidente del consiglio di Gianluca Gambini, in lite con il Comune per una questione immobiliare.

«Sono qui per chiedere le dimissioni di Buscemi – spiega una delle donne scese in piazza, Teresa Arrighetti – dato che non ha la dignità per rappresentare una città di cultura come Pisa. La querela che ha fatto alla Casa della donna? Siamo tranquille, non ci sono gli estremi perché accada alcunché». «Una carica pubblica non può essere rappresentata da una persona che ha questi capi di accusa – aggiunge un’altra attivista, Solange Costa – visto che anche se il reato è andato in prescrizione, sul piano civile deve pagare. La scelta di Conti non può essere accettata e se Buscemi non si dimette credo che i movimenti culturali pisani, ma anche quelli politici come chi lotta per la libertà delle donne, facciano di tutto per mettere in evidenza questo principio calpestato. Vedere Buscemi assessore è un’ingiustizia».

Il primo cittadino, parlando durante il consiglio, ha spiegato inoltre che la nuova giunta rispetta le quote rosa. Un discorso che ha mandato in fermento la piazza, subito prima che il corteo salisse le scale per arrivare nella Sala regia. Piazza che indossava, quasi compatta, le magliette con su scritto «Colpevole di stalking, ora nella giunta di Pisa. Assessore alla cultura della violenza maschile». «Non bisogna scegliere le donne per le quote rosa, che per altro sono state smontate dalla giurisprudenza – spiega un’altra manifestante, Arianna Cortigiani – ma occorrerebbe valutare solo le competenze: se ci sono uomini validi, sono d’accordo nel nominare solo uomini. Ma il discorso deve valere anche al contrario, a condizione che le donne abbiano le stesse possibilità di accesso. La storia dimostra che siamo valide in tutti i campi lavorativi e di studio». «La sindaca Susanna Ceccardi, ha deciso di togliere Buscemi dal Teatro di Cascina e rifilarlo a Pisa – commenta uno dei maschi presenti in piazza XX Settembre, Orlando Procopio – ma una città come la nostra non può certo sopportare questo».

Alla fine della proteste, la presidente della Casa della donna, Carla Pochini, si è detta soddisfatta. «Non abbassiamo la guardia, saremo qui anche al prossimo consiglio comunale – conclude – e questo non è certo la fine, ma solo l’inizio. Le donne faranno sentire la loro voce fino alle dimissioni di Buscemi». —



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