Il Tirreno

Pisa

tutela dell’ambiente 

Il Fratino fa il nido al Gombo ma i bagnanti lo assediano

CARLO VENTURINI

In quel tratto di spiaggia protetta non si dovrebbe neppure arrivare e invece i guardaparco sono costretti a una task force per allontanare turisti a piedi e in bici

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PISA. Vale mille volte di più della Bandiera Blu. Lui è il Fratino, il vessillo piumato della salute delle spiagge. Dichiarato in via di estinzione (in Italia in meno di dieci anni si è dimezzata la popolazione) e soprannominato il piccolo cavaliere d’Italia, è arrivato al Gombo e lì ha deposto due uova in un nido che nient’altro è che un piccolo buco sulla sabbia vicino alla battigia. Nonostante tutti i divieti possibili, questo bel “tipo da spiaggia” che corre tra le dune più che volare, è messo sotto assedio dai bagnanti coi loro amici cani, e dai beach-bikers. A proteggerlo? Un manipolo di 12 guardie del Parco di San Rossore chiamate, però, a sorvegliare anche gli altri 24mila ettari di area protetta. Una lotta impari.

Il Fratino e la sua nidiata. Il nido è in prossimità della zona del Gombo chiamata il Fortino. È uno dei tratti più selvaggi del Parco. È anche il più protetto dai divieti del disciplinare del parco. Il nido è stato circoscritto da una rete metallica a maglie larghe come una sorta di gabbia ed è stata costruita ad hoc dalle guardie del Parco. Oltre alla gabbia di protezione, Mariano Tramontana, guardia parco, ci mostra la cartellonistica che è disseminata per quasi tre chilometri. «Abbiamo messo un cartello ogni 75 metri aiutati anche dall’associazione Clean See Life» . A rappresentare l’associazione c’era Cristiana Di Bert. Ma ciò non basta ad evitare il pericolo del calpestìo dei bagnanti (che lì proprio non dovrebbero esserci) e delle ruote tassellate delle mountain bike. La schiusa delle uova avviene dopo 24 giorni dalla deposizione. E appena nati, i piccoli corrono via dal nido ed essendo color sabbia e molto piccoli (un adulto non supera i 12 cm) possono essere facilmente schiacciati.

Carenza di personale. Appena arrivati sulla spiaggia il lavoro di Tramontana inizia con l’allontanare tre ciclisti con mountain bike. «Non solo non possono correre sulla spiaggia ma neppure possono arrivarci dalle strade del Parco che sono off limits». Basta un altro sguardo un po’ più in là che è pieno di gazebo improvvisati e ombrelloni. Tramontana chiama i colleghi di rinforzo. «Sono a Tirrenia. Arriveranno dopo». Non c’è tempo da perdere e l’unico guardiaparco su quell’immenso tratto di spiaggia si dà da fare e rigorosamente a piedi. «Qui non si può stare. E tantomeno allargarsi con borse frigo ombrelloni e pali di legno piantati» dice Tramontana. Le risposte sono sempre le stesse. «Non lo sapevamo». Tramontana ricorda loro il disciplinare del parco e mostra i cartelli che avvertono della presenza del Fratino. Questi cartelli sono a meno di cinque metri dagli ombrelloni piantati. In circa un’ora, sono state allontanate una trentina di persone con tutto il loro corredo da spiaggiata riminese. Ma la lotta è impari e quasi vana. Allontanati alcuni, ecco che arrivano altri via mare. Sbarca prima il cane senza giunzaglio e poi tutta la famiglia. Il cane fa il suo lavoro di segugio e si avvicina pericolosamente alla gabbia. E allora altro giro ed altra corsa con Tramontana che riparte a “pattugliare” a piedi un lungo tratto di spiaggia da solo. «Una volta c’era un presidio fisso, qui e ciò era un deterrente» spiega Tramontana che mentre raggiunge i bagnanti con cane al seguito, già che c’è, raccoglie qualche famigerato dischetto di plastica proveniente dal depuratore salernitano sul fiume Sele. —

CARLO VENTURINI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

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