Sicurezza
«Così picchiava me e i ragazzi». Le accuse al marito violento
La deposizione della moglie nel processo contro l’uomo a giudizio anche per aver abusato con la forza di una figlia quando aveva quindici anni
PISA. «Non picchiava solo me. Alzava le mani anche sui ragazzi».
È stato il giorno della deposizione della moglie nel processo a carico di un 41enne residente in Valdera a processo per violenza sessuale aggravata, maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. Omettiamo il nome per non rendere riconoscibili le parti civili.
Non lo accusa solo la moglie con la quale è in corso una causa di separazione. C’è anche una figlia che nel corso dell’incidente probatorio davanti al gip Giulio Cesare Cipolletta ha raccontato di essere stata violentata dal padre.
Una testimonianza agli atti che eviterà la testimonianza della minorenne in aula nel processo che si tiene a porte chiuse proprio per la presenza di una minore come parte offesa.
La moglie dell’imputato si è costituita parte civile con l’avvocato Elisa Monciatti, mentre il 41enne è difeso dall’avvocato Alessandro Maionchi (pm Flavia Alemi) nel dibattimento davanti al collegio del Tribunale (presidente Mirani, a latere Poggi e Frizilio).
La donna ha raccontato per ore delle vessazioni subìte per mano del marito.
Ha confermato tutti i passaggi contenuti nella querela presentata nel luglio 2017. Ci sono le dichiarazioni dei figli, alcuni ancora minorenni, e i certificati medici a sostenere, secondo accusa e parte civile, la responsabilità dell’imputato nelle contestazioni che gli vengono mosse. L’uomo era in aula. Deve scontare una pena per vecchi reati e uscirà nel luglio 2020. Era ai domiciliari per i reati da cui deve difendersi in un processo delicato non solo per i comportamenti attribuiti all’imputato, ma anche per i minori coinvolti.
Tutto nasce quando la moglie dell’uomo, sono separati di fatto e non civilmente, per caso viene a sapere dalla figlia delle presunte attenzioni morbose del papà.
Chiede alla ragazza cosa ci sia di vero e le ammissioni dell’adolescente la spingono a rivolgersi ai carabinieri.
Racconta la storia e firma una querela che dà il via al procedimento che ora è diventato un processo.
Non ci sarebbero stati solo i rapporti imposti alla figlia. Per “convincerla” a cedere alle sue voglie, l’imputato avrebbe anche alzato le mani.
Ipotesi che per l’accusa troverebbero riscontri, almeno da giustificare un rinvio a giudizio, in ambito familiare con altri testi, diversi figli maggiorenni, che sfileranno in aula per raccontare quello che sanno su quei rapporti che sarebbero andati avanti per almeno un anno. Prossima udienza gennaio per concludere l’esame della moglie dell’imputato. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
