Il Tirreno

Pisa

il caso incompatibilità 

Gambini: «Su di me solo strumentalizzazioni»

VALENTINA LANDUCCI

Il presidente del consiglio comunale in pectore si è affidato a un esperto di diritto amministrativo per difendere la sua posizione

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PISA. «È una chiara strumentalizzazione e le considerazioni contenute nel parere del professor Mario Chiti lo dimostrano in maniera altrettanto chiara». Gianluca Gambini, consigliere comunale più votato della Lega e presidente del consiglio comunale in pectore, stando agli accordi della maggioranza che sostiene il neo sindaco Michele Conti, è sereno. Il dibattito sulla sua incompatibilità, rilevata in un parere della segretaria generale e l’avvocatura del Comune, non sembra turbarlo in vista del consiglio di domani durante il quale, al primo punto, ci sono proprio le comunicazioni sulle condizioni di eleggibilità e compatibilità dei nuovi consiglieri. Ed il motivo di questa tranquillità è contenuto nelle dieci pagine confezionate a tempo di record dal professor Mario Chiti, docente di diritto amministrativo a Firenze. La vicenda per la quale Gambini ha avviato una causa riguarda l’abitazione del consigliere (edificata su un terreno inserito tra i beni patrimoniali del Comune ma non in concessione nè tra i beni inalienabili) che è divenuta di proprietà di Gambini «per intervenuta usocapione ventennale» ricorda Chiti citando la sentenza di primo grado. Gabini avrebbe, in poche parole, esercitato nei confronti del Comune un proprio diritto (l’usocapione) rispetto al quale il no dell’amministrazione avrebbe dato luogo alla causa e al successivo riconoscimento, in primo grado appunto, delle ragioni del consigliere. Il Comune si è opposto alla sentenza ma la decisione in appello non è ancora arrivata. C’è dunque una lite tra amministrazione e consigliere. E per la segreteria comunale tanto basta per stabilire l’incompatibilità di Gambini. Di diverso avviso Chiti.

Numerose le considerazioni del professore ma due, fondamentalmente, i punti centrali del “controparere”. Intanto per Chiti non basta l’esistenza di una “lite pendente” per stabilire l’incompatibilità del consigliere eletto. Bisogna che la posizione del consigliere rispetto alla lite costituisca motivo, reale o potenziale, di conflitto di interesse. E non è, per il professore, il caso di Gambini che ah esercitato un proprio diritto (l’usocapione per un immobile su terreno nella disponibilità del Comune) su un bene che niente ha a che fare, spiega Chiti, con la tutela dell’interesse pubblico. «L’oggetto della causa - scrive - è puramente civilistico». Quindi niente conflitto di interesse e dunque incompatibilità. Non solo: per Chiti non c’è alcuna lite “pendente” tra Gambini e il Comune. Il procedimento giudiziario in corso è in fase decisoria, si attende solo la sentenza. «Essendo decorsi i termini per atti a impulso di parte, il Gambini - come il Comune- non può influire in alcun modo sull’esito del processo; la lite non può considerarsi pendente» afferma. Quindi, di nuovo, non ci sarebbe incompatibilità. Starà al consiglio, ora, decidere cosa fare. —

VALENTINA LANDUCCI.

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