Sicurezza
«Lo sappiamo che a spacciare si rischia di farci arrestare»
Le intercettazioni tra i fermati per la droga comprata online e venduta nei rave party «Eva non fa sconti a nessuno». I pacchi con le sostanze ricevuti a casa o ritirati alle poste
PISA
«Eva, domani usiamo il metodo Scampia». Il gergo che strizza l’occhio allo slang malavitoso è una delle pennellata d’ambiente che emergono dalle intercettazioni alla base dell’operazione “Big Tasty” dei carabinieri del nucleo investigativo del maggiore Sebastiano Sergio Pennisi concluse con sei arresti e tre obblighi di firma per un giro di spaccio dall’estero all’Italia con ordinazioni sul web e consegne a domicilio. Lo sbocco finale erano le discoteche toscane e di fuori regione e i rave party dove le droghe sintetiche, vendute anche a minorenni, erano un ingrediente fondamentale. Pasticche e antefamine comprate online e nascoste in dvd e altre confenzioni. Un’attività sintetizzata nelle 95 pagine dell’ordinanza di arresto in carcere firmata dal gip Pietro Murano su richiesta del sostituto procuratore Giovanni Porpora. Dall’agosto scorso fino a martedì mattina il gruppo, si è mosso con relativa disinvoltura. Anche se dare il proprio indirizzo, con un falso nome (Andrea Rubini) come destinatario, o ritirare i pacchi alla posta con un documento falso, non è che sia proprio un’alzata di ingegno. Quando in Germania hanno iniziato con i sequestri, le informazioni passate agli inquirenti italiani si sono focalizzate su quella casa a Casciana Terme dove Malgrati, buon informatico, e la compagna gestivano e smistavano le sostanze stupefacenti.
I carabinieri, sapendo di aver imboccato la pista giusta, avevano sequestrato un pacco di anfetamine alle poste di Casciana, gli impiegati avevano lasciato intendere che la mancata consegna era solo un problema di documenti. Luca Sarlo, che per prendere il plico aveva pattuito la consegna di 100 euro, dice a Malgranti che lo aspettava in auto. «Non me l’hanno dato il pacco, ma è tutto a posto. Figurati Manu se c’era qualcosa me lo davano ’sto pacco e mi acchiappavano, ma scherzi?».
Malgrati e Lukolic si preoccupano di ricevere i pacchi dal postino, ma anche di ritirare i plichi negli uffici postali, sempre con deleghe e carte d’identità false. Intercettazioni telefoniche e ambientali sulle auto raccontano le imprese del gruppo. Una volta ricevuta la droga la fase due era quella dello smercio. Eloquente lo scambio di battute tra Malgrati e Sarlo sull’attività di “vendita” della Lukolic. Stavano partendo per vendere ecstasy in una discoteca in provincia di Firenze. Sarlo dice: «Andate alle feste e lavori solo tu. Lei (Eva, ndr) pensa solo a divertirsi Manu». Malgrati difende la compagna: «Ma non è così, che cazzo dici?!. Guarda che vende eh... Guarda che se non era per Eva tante volte... avrei fatto molta più fatica di quella che in realtà ho fatto. A differenza mia Eva non fa sconti a nessuno (bestemmia, ndr) è una macchina da guerra». In una conversazione con la donna Malgrati le rappresenta i rischi della loro “professione”. «Lo sappiamo benissimo che a spacciare ci si fa arrestare» dice. E arriva la controproposta della Lukolic di fare il corriere. «Se vuoi mi vado a fare qualche viaggio. Io non so da chi andare, se tu mi trovi le persone il lo faccio il viaggio. È un bel po’ che ci stavo pensando. C’ho bisogno di fare qualche soldo. Tanto rischiamo per le briciole. Tanto vale rischiare per qualcosa per cui ne vale la pena (piange, ndr)». Malgrati invita la donna a dedicarsi più alla vendita delle droghe che a farne uso. «Nel momento in cui non vendi 5 buste per fartele a venti euro a busta hai speso 100 euro. Eva, non ci raccontiamo cazzate». —
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