Sicurezza
Foto ad Agnelli prima dell’acquisto di Ronaldo: rischia l’abuso di ufficio
Lo scoop di Stefano Franchino lavoratore pisano dell’Enac sulla partenza del presidente della Juve potrebbe portare a denunce e inchieste interne
PISA. Secondo fonti aeroportuali rischierebbe la denuncia per abuso d’ufficio e per violazione della privacy. Oltre alle sanzioni del datore di lavoro, l’Enac. Ha dato al mondo la notizia del viaggio in Grecia del presidente della Juve, Andrea Agnelli, in volo da Pisa a Kalamata per l’acquisto del secolo: Cristiano Ronaldo. Una foto pubblicata su Facebook da accanito tifoso bianconero che ora potrebbe pagare caro. Forse troppo.
Stefano Franchino è un dipendente Enac e appena saputo che il presidente stava per salire su un aereo privato insieme alla moglie, non ha perso tempo ed è sceso del suo ufficio per immortalarlo. «L’ho fatto per i miei amici – ribadisce – e non potevo immaginare questa eco. Non ci ho guadagnato un euro e dopo un’ora ho cancellato tutto perché tutti mi stavano sommergendo di messaggi».
Ieri, all’arrivo al lavoro, «nessuno mi ha detto nulla. Solo il direttore mi ha avvisato di stare attento, ma la cosa è finita lì». Secondo quanto raccolto dal Tirreno al momento non sarebbe stata aperta nessuna inchiesta interna verso il funzionario, come conferma lui stesso. Ma la diffusione della foto (con la destinazione del volo privato di Agnelli) non è passata inosservata alla direzione Enac, che sta valutando se agire o meno. «I dati del volo? Sono pubblici – dice Franchino – e chiunque sul sito Flightradar24 può conoscere la destinazione di un aereo». Difficile, però, sapere chi è a bordo. «Non credo di aver violato la privacy di nessuno – si difende il dipendente Enac – visto che Agnelli è un personaggio pubblico».
Poche ore dopo lo scoop di Franchino, Ronaldo è stato effettivamente acquistato dalla Juventus. «Ho fatto una foto e non ho pensato ad altro – conclude Franchino – ma non è la prima volta che succede, molti altri colleghi lo fanno. È vero: lì c’ero solo io. Non c’era malizia e nessuno mi ha detto niente». —
STEFANO TAGLIONE.
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