Il Tirreno

Pisa

«Una nuova classe dirigente per la sinistra»

Francesco Loi
«Una nuova classe dirigente per la sinistra»

Paolo Fontanelli: darò una mano nell’opera di ricostruzione, a partire dall’opposizione al programma della destra

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«La sinistra è messa male. È stata abbandonata da milioni di elettori. Ha perso credibilità. Per ripartire deve capire dove ha sbagliato. Senza questa riflessione, che comporta una presa d’atto seria degli errori e una rottura con gli abbagli di questi anni, è difficile che ritrovi se stessa». Così Paolo Fontanelli, ex sindaco e deputato di Liberi e Uguali, sui tentativi di ripartenza a sinistra. In Italia e in città.

Fontanelli, LeU riparte e il Pd è sempre diviso tra renziani ed anti-renziani: la sinistra dove cerca di andare?

«Il Pd deve procedere ad una revisione critica, cambiando il partito che dal 2015 in poi non ha voluto discutere su nessuna delle sconfitte elettorali. Il disastro di oggi viene da lì, dall’incapacità di vedere gli effetti sociali della crisi e allo stesso tempo predicare un Paese in ripresa grazie al governo Pd. E quando qualcuno provava a dire qualcosa, che c’erano dei problemi, veniva trattato come un rosicone. Anche dall’assemblea di sabato non viene nessun messaggio chiaro e resta l’ambiguità sul ruolo di Renzi».

E in questo contesto Liberi e Uguali, che pure ha deluso alle politiche, che ruolo vuole prendersi?

«Il nostro impegno nasce proprio dall’esigenza di indicare una svolta, dall’obiettivo di rimettere in campo una sinistra coerente con i suoi valori, a partire dalla lotta alle diseguaglianze. Purtroppo questo progetto non è decollato il 4 marzo, ma si sta sviluppando con l’idea di dar vita al nuovo soggetto politico nei prossimi mesi, anche come stimolo alla rigenerazione di una sinistra capace di costruire un’alternativa vera alla destra che ha vinto le elezioni. Ma nessuno basta a se stesso, bisogna costruire un processo unitario fondato su una cultura politica comune, adatta alla sfida di oggi, prima ancora che sulla sommatoria di partiti e di sigle».

Ci sono leader in grado di recuperare consenso?

«Penso che alla sinistra servano idee e facce nuove, e soprattutto un moto che parta dal basso. La ricerca dei leader a tavolino non porta da nessuna parte. Abbiamo visto dove porta il rinnovamento, o la rottamazione, fatta sulla base dell’immagine e della comunicazione».

Per il ballottaggio avete sostenuto il candidato del Pd: una base da cui ripartire?

«Sì, noi abbiamo sostenuto Andrea Serfogli per cercare di contrastare l’avanzata della destra. Come hanno fatto anche altre forze di sinistra. Purtroppo non è bastato. Noi avevamo visto il pericolo diversi mesi fa, tanto che poi abbiamo rinunciato a presentare una lista per evitare ulteriori frammentazioni. In realtà avevamo posto il problema, di fronte al malcontento crescente, di seguire una linea di rinnovamento su cui costruire la proposta di un nuovo centro sinistra aperto al civismo, ma nel Pd ha prevalso l’idea della continuità. E così l’onda della domanda di cambiamento ci ha travolto. Che poi, nei fatti, questo cambiamento sia positivo lo vedremo».

Lei, da ex sindaco e deputato, cosa pensa di fare?

«Darò una mano nell’opera di ricostruzione di una sinistra forte e visibile nella nostra città. A partire dalla politica di opposizione al programma della destra, sia nazionale che locale. Ma, come ho detto, ci vogliono energie nuove, bisogna far crescere una classe dirigente in grado di rappresentare le novità di cui c’è bisogno». —

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