Il Tirreno

Pisa

la relazione della commissione parlamentare 

Consegnati alla magistratura i nomi dei caporali violenti

P.B.

Oltre ai tre condannati a 6 mesi per gli episodi avvenuti anche contro Lele sul bus da Scandicci a Pisa, viene indicato pure un militare ora trasferito negli Usa

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PISA. I caporali più violenti presidiavano la zona del casermaggio e della torretta da cui cadde Scieri. È uno degli elementi, con nomi e cognomi, che emergono dalla relazione finale della commissione parlamentare d’inchiesta consegnata alla Procura.

Nel corso delle audizioni gli ex commilitoni fanno i nomi di chi si era messo in mostra per le ripetute vessazioni rivolte alle reclute. Dei tre caporali condannati (sei mesi, ndr) per gli episodi avvenuti sul bus da Scandicci e Pisa, uno non è stato sentito perché vive in Australia. Un altro caporale, conosciuto per la sua aggressività, si è trasferito negli Stati Uniti. Proprio quest’ultimo viene descritto come un tipo violento verso i nuovi arrivati. Alla Gamerra ordine e regole erano resi vulnerabili da parecchie lacune. «La commissione ha accertato che nella caserma avvenivano gravi atti di violenza – si legge nella relazione – non riconducibili a semplice goliardia; che i controlli in caserma erano blandi, perfino dopo il contrappello, tanto che diversi paracadutisti si permettevano di uscire scavalcando il muro di cinta; che la zona dove è stato ritrovato il cadavere di Emanuele Scieri era isolata, ma presidiata dagli anziani che la utilizzavano come spazio di rifugio e di svago: uno spazio in parte esente da regole e controlli, tale che appare molto improbabile che i vertici militari non sapessero cosa accadesse in quel area».

Nella caserma esistevano zone franche controllate da anziani, e vigeva una disciplina parallela a quella ufficiale, tutta fondata sulla consuetudine del nonnismo della quale uno dei parà dichiara di aver subìto e accettato atti perpetrati ai suoi danni. Tra questi un commilitone di Rimini e quello che poi è andato negli Usa.

Le audizioni di tre militari di leva sono rilevanti in merito ad alcuni punti chiave: gestione dell’area del magazzino di casermaggio: zona franca destinata al relax di alcuni anziani, assai prossima al luogo del ritrovamento del corpo di Scieri; le dimensioni e le modalità di una pratica, che l’inchiesta della commissione mostra essere usuale nella caserma all’epoca dell’omicidio di Emanuele Scieri, la circolazione e il consumo di droga da parte degli allievi e la continuità dell’approvvigionamento dall’esterno; la pratica abituale di uscire dalla caserma dopo il contrappello, l’esistenza di almeno due varchi di accesso illegali alla caserma; la natura delle relazioni e le pratiche di nonnismo, generalmente accettate come consuetudine della caserma e dunque considerate “normali”. Al casermaggio anche lo spaccio era diffuso. L’ex parà dichiara «di aver portato e venduto stupefacente (hashish) dentro la caserma anche a suoi colleghi e che, quando terminava lo stupefacente acquistato nel suo luogo di residenza se lo procurava in alcune zone di Pisa». —

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