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il gioco del ponte 

«Così abbiamo riportato Mezzogiorno alla vittoria»

Daniele Benvenuti
«Così abbiamo riportato Mezzogiorno alla vittoria»

Il luogotenente Massimo Catastini ha ricevuto l’incarico solo ai primi di marzo «Mi sono impegnato per ripristinare l’armonia e mettere a tacere le malelingue»

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È salito in corsa alla guida di Mezzogiorno con la massima carica militare, quella di luogotenente. Massimo Catastini ha ricevuto l’incarico i primi giorni di marzo per sostituire il dimissionario Marcello Bertini. Due mesi e mezzo per ricompattare la Parte e condurla ad una vittoria sicuramente storica visto che coincide con l’edizione dei 450 anni del Gioco.

Luogotenente Catastini, si può senza dubbio parlare di impresa: ci avrebbe mai creduto solo settanta giorni fa?

«Mezzogiorno veniva da una sconfitta dolorosa, frutto di un errore di valutazione sul combattimento decisivo. La Parte era ripartita quindi con qualche malumore che evidentemente nei primi mesi non si è ricomposto. Quando sono arrivato il mio predecessore Marcello Bertini aveva già impostato il lavoro, a cominciare dalla scelta di Franco Ceccanti come capitano della nazionale. Io mi sono impegnato per riportare armonia e tranquillità, cosa che a Mezzogiorno storicamente è impresa non facile. Ci sono riuscito grazie alla collaborazione di tutti, mettendo anche a tacere le solite malelingue».

La sua prima mossa è stata quella di scegliere collaboratori preparati. È stata la svolta per Mezzogiorno?

«Subentrare in corsa non era facile. Mi sono affidato anzitutto ad Eugenio Ricci come consigliere militare, persona di esperienza e con grande senso di appartenenza alla Parte. Poi ad Alessandro Franceschini che ha lavorato nell’ombra portando la sua grande conoscenza delle forze in campo: penso incarni l’anima di questa vittoria. Un grazie anche a Mario Vettori, fondamentale per le visite mediche dei combattenti».

Mezzogiorno ha vinto grazie ad una nazionale super. Quando è nata questa squadra?

«Come detto la scelta del capitano Ceccanti era stata presa dal mio predecessore. Noi gli abbiamo dato carta bianca nelle gestione e negli allenamenti. Puntando sui combattenti di tre squadre (San Marco, San Martino e Sant’Antonio) ha subito trovato l’amalgama. I nomi della nazionale sono stati comunicati solo prima di salire sul carrello per il settimo combattimento».

Settimo combattimento, ovvero la bella, che alla vigilia era quasi scontato. Non è stato un Gioco un po’ noioso da questo punto di vista?

«Con le attuali forze in campo sia a Mezzogiorno che a Tramontana, con tre squadre superiori alle altre, i combattimenti di fascia sono impensabili. Non a caso negli ultimi anni il Gioco si è sempre risolto alla “bella”. E l’anno scorso sarebbe stato lo stesso se non ci fosse stato un errore di valutazione da parte di Mezzogiorno. Per cambiare bisogna che le quarte e quinte squadre crescano e si avvicino alle prime tre».

Questo aspetto porta quindi ad un sacrificio di tre squadre. Come hanno reagito gli sconfitti di Mezzogiorno?

«I Dragoni sono stati quelli forse più sacrificati e questo sicuramente mi dispiace. Ma sono una squadra in grande crescita. I Delfini sono stati mandati al secondo sperando che Tramontana accettasse uno scontro di fascia, ma così non è stato. I Leoni sono ripartiti da zero ed erano consapevoli che avrebbero dovuto incontrare una big». —



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