Rossi: Renzi non è l’unico colpevole, il Pd ha perso spostandosi al centro
Il presidente della Regione sull’aeroporto: l’alleanza con Firenze risposta necessaria alla concorrenza di Bologna
CALAMBRONE
È stato un Enrico Rossi a ruota libera quello intervistato lunedì sera dal direttore del Tirreno, Luigi Vicinanza, sul palco di “Eliopoli incontra”, il format organizzato dal nostro giornale e da Confesercenti Toscana Nord all’interno del cartellone estivo del Calambrone. Il governatore non si è sottratto a temi scottanti come le recenti sconfitte del centrosinistra in Toscana, il futuro del suo ex partito (il Pd) e dell’attuale (Leu), le elezioni regionali in programma nel 2019 fino al sistema aeroportuale regionale. “Sprofondo rosso” era il titolo provocatorio della serata, provocazione che Rossi ha subito raccolto con un sorriso: «Mi sembra che purtroppo il rosso sia sprofondato già da qualche tempo. La crisi del Pd è evidente, un partito il cui rosso, inteso come tradizione di sinistra, è scolorito nel tempo».
Poi un’analisi delle recenti sconfitte: «La tradizione della sinistra aveva una forza che pian piano è stata tradita. Si è voluto spostare il Pd al centro sperando di allargare i consensi. Ma il centro oggi non esiste più; il ceto medio è sparito e con esso un potenziale alleato. A quel punto gli elettori di sinistra si sono sentiti traditi ed hanno abbandonato il partito». Per il governatore, già Livorno era stato un segnale non raccolto. «L’elettorato livornese, storicamente di sinistra, ha forse capito prima di altri che il Pd aveva cambiato pelle - sottolinea il presidente della Regione -. Si è sentito tradito e gli ha voltato le spalle. Sarebbe troppo facile dare la colpa solo a Renzi. Ma sicuramente segnali chiari come Livorno, ma anche le sconfitte a Roma, Napoli e Torino, sono state sottovalutate».
Rossi ripercorre alcuni provvedimenti che hanno “tradito” l’anima di sinistra dell’elettorato. «La legge Fornero. È stato chiesto un sacrificio senza dare niente in cambio. Senza un’idea, che la sinistra in passato aveva sempre avuto, di speranza rispetto ad un provvedimento comunque duro. E poi la liberalizzazione degli orari voluta dal governo Monti che ha distrutto il piccolo commercio. La riforma della scuola che ha messo contro il Pd tutti gli insegnanti. Per non parlare dell’articolo 18 o di alcuni provvedimenti del Jobs Act che permettono, ad esempio a Figline Valdarno, ad una multinazionale di mandare a casa 300 persone per spostarsi dove il lavoro costa meno». Un Rossi critico, però, anche con il suo nuovo partito (Liberi e Uguali). «Alle elezioni di marzo dovevamo entrare nella coalizione di centrosinistra pur con le nostre differenze. Ora un partito del 2% non ha senso».
E il futuro del centrosinistra in Toscana anche in ottica elezioni regionali? «Intanto se qualcuno vuole mandarmi a casa presenti in aula una mozione di sfiducia. Poi bisogna voltare pagina. Il Pd smetta di pensare alla distribuzione del potere e torni tra le gente. Basta con la roulette delle primarie. Ci vuole un candidato federatore non divisivo, basta poi con i generali sconfitti. Un partito che torni a parlare con la sinistra radicale, con le associazioni. E magari chieda ai Cinque Stelle se davvero vogliono anche in Toscana continuare ad allearsi ad una destra come quella della Lega». La conclusione non poteva che essere sulla questione Peretola-Galilei: «Sapete come la penso. L’unione è strategica nell’interesse del polo aeroportuale toscano che può diventare il terzo in Italia. Pisa, per la questione della presenza dei militari, non potrà mai superare i sette milioni di passeggeri. Occorre quindi che Firenze si rafforzi e, unito al Galilei, respinga un’offensiva di Bologna che si fa giorno dopo giorno più forte. Bologna ha investito in infrastrutture e collegamenti». —
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