Lutto
Bimba morì a tre mesi I genitori fanno causa all’ospedale e all’Asl
Chiesto un risarcimento milionario: secondo la famiglia la piccola Chiara non ce la fece a causa di un errore medico
PISA. La piccola Chiara era una bambina forte e sana. Ha lottato per tre mesi, tenuta in vita grazie alle cure dei medici del reparto di rianimazione neonatale dell’ospedale di Pisa. Ma una serie di circostanze e probabilmente anche di errori avvenuti durante il parto, all’ospedale di Pontedera, le sono stati fatali. Chiara non ce l’ha fatta a resistere alle sofferenze del parto. I medici, quando ormai il destino della neonata era stato segnato in maniera irreversibile, avevano dato una diagnosi infausta: anossia cerebrale (mancanza di ossigeno). La piccina era stata intubata e trasferita all’ospedale di Pisa. I genitori, che mai si rassegneranno, Carlotta Franchi e Francesco Zimbè Zaire, di Pontedera e Capannoli, chiedono giustizia. «Lo dobbiamo a Chiara – dicono – questa è la promessa che le abbiamo fatto». Non c’è dramma più grande di quello di chi sopravvive a un figlio. Li abbiamo incontrati nello studio legale dell’avvocato Luca Poldaretti a Cascina insieme al dottor Alessio Tognoni che li sta seguendo in questa difficile battaglia legale, iniziata dopo la morte di Chiara, a maggio 2017.
«Nella notte tra il 10 e l’11 marzo 2017 sono arrivata all’ospedale Lotti – racconta la mamma – La notte mi si era rotto il sacco. Le contrazioni sono iniziate verso le 4 del mattino e dopo 12 ore mi hanno nuovamente controllata (con un tracciato, nessuna visita fino alle 17, 15 e hanno visto che ero dilatata di 7 cm). Ma mi hanno tenuta in attesa tante ore per poi indurre il parto con la manovra di Kristeller di cui la comunità scientifica riconosce la pericolosità».
Nell’attesa è successo qualcosa di grave, le contrazioni sono diminuite e, quando alle 20.50 dell’11 marzo il personale del reparto di ginecologia e ostetricia del Lotti si è accorto che la bambina non respirava, ha attuato la manovra di Kristeller, ma il feto ha sofferto.
«Non hanno voluto fare un cesareo – dice la mamma di Chiara – Le avevano tentate tutte per indurre un parto naturale, ma alla fine abbiamo perso la nostra bambina».
I sospetti dei giorni successivi al dramma hanno avuto conferma nel riscontro diagnostico chiesto dall’ospedale. L’anatomopatologo, Vincenzo Nardini, che ha effettuato l’autopsia, nella sua relazione ha confermato che la bambina non aveva alcuna malformazione e ha certificato l’asfissia neonatale grave. Il dottor Brunero Begliomini, medico legale, ha confermato, così come la dottoressa Luisa Canfora, che ha stilato la consulenza per la parte offesa, quanto già emerso dall’autopsia: Chiara ha sofferto durante il parto. E anche se al momento la famiglia non ha presentato una denuncia penale – l’esito del riscontro diagnostico avrebbe dovuto essere trasmesso alla Procura – ha iniziato una causa civile contro l’ospedale e l’Asl Toscana Nord Ovest per ottenere un risarcimento danni. «Il nostro dolore potrà almeno servire per evitare altre tragedie», dicono. È stato presentato un ricorso al tribunale per chiedere che venga disposto un accertamento tecnico preventivo. Il giuramento del Ctu, con il giudice Alessia De Durante, ci sarà l’8 novembre.
L’Asl sarà chiamata a pagare un risarcimento milionario essendo parti in causa sia i genitori che i nonni. —
Sabrina Chiellini. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
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