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Antonio festeggia i 100 anni. Il segreto? I Promessi Sposi...
Ex poliziotto, legge “I promessi sposi” decine di volte l’anno. «Non mi sono neanche accorto di aver raggiunto quest’età»
TIRRENIA. «Malgrado abbia avuto tanti problemi non me ne sono nemmeno accorto di essere arrivato a cent’anni». Esordisce così Antonio Blasi, che oggi nella sua casa estiva a Tirrenia compirà un secolo di vita. Antonio non sente i suoi cent’anni e neanche li dimostra. Attivo fisicamente, dotato di una mente lucida e pronta, attraverso i suoi racconti è possibile ricostruire un secolo di storia che appartiene a tutti.
Colpisce sentire come si ricorda della scoperta della penicillina, della radio e che costruiva i telefoni con i barattoli. Poliziotto in pensione dopo trent’anni di servizio, è appassionato di letteratura e poesia che ha sempre coltivato come autodidatta. Carducci, Pascoli e Foscolo sono i suoi poeti preferiti ma nessuno per Antonio è grande come Manzoni. «“I promessi sposi” lo leggo decine di volte l’anno – sottolinea Antonio – e ogni volta colgo qualcosa di nuovo. Anche mia moglie era appassionata di letteratura ma leggeva soprattutto le opere dei santi».
Antonio è nato a Paternopoli, in provincia di Avellino, nel lontano 1918. Ma è pisano d’adozione da sessant’anni dopo il matrimonio con la pisana Iolanda con cui ha trascorso trentotto anni. «Il nostro è stato un matrimonio felice anche se non abbiamo avuto figli – dice Antonio – Questo è stato un dolore però abbiamo avuto dei nipoti che abbiamo aiutato a crescere come se fossero stati figli nostri: Luca e Michele».
Antonio nel suo paese si arrangiava facendo dei lavoretti come meccanico e lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo colse mentre era di leva a Napoli. «Mi ricordo bene quella sera del 10 giugno 1940 – afferma Antonio – Ero in libera uscita e sentii l’annuncio di Mussolini dagli altoparlanti presenti in strada che l’Italia aveva presentato la dichiarazione di guerra a Francia e Inghilterra. In quel momento non ho pensato niente perché c’erano le adunate oceaniche e i giovani fascisti erano entusiasti. Io non ero iscritto ai giovani fascisti anche perché, a differenza delle città, nei paesini come il mio la politica non era sentita. All’epoca sarei dovuto tornare a casa dopo pochi mesi e invece sono rimasto fino all’8 settembre del ’43 all’aeroporto di Napoli Capodichino dove ero automobilista specialista».
Ho avuto anche la Croce al Merito di guerra. Dopo l’armistizio – continua Antonio – tornai a casa, ma ci fu un rastrellamento da parte dei tedeschi di tutti gli uomini validi tra i quali anch’io e ci rinchiusero in un campo sportivo nel casertano. C’erano tanti soldati con i fucili ma io, mi sono sempre chiesto come, riuscii a saltare un muro di due metri e a scappare. Mi detti alla macchia per due mesi e alla fine riuscii a tonare a casa a piedi. Da Caserta a Avellino ci sono circa duecento chilometri. Aspettai la fine della Seconda guerra mondiale e nel 1947 entrai nella polizia di Stato. Quello del poliziotto è stato un lavoro che mi ha dato soddisfazione e che mi ha realizzato come mi ha dato soddisfazione fare il volontario per l’associazione invalidi civili dall’81 al 2000».
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