Il Tirreno

Pisa

Serfogli fa autocritica «Siamo rimasti dentro il palazzo»

di Enza Chiappone
Serfogli fa autocritica «Siamo rimasti dentro il palazzo»

«La mancanza di unità nel Pd? C’è stata, ma solo all’inizio» La proposta: un unico gruppo con le liste civiche in consiglio

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PISA. «Considerato il quadro nazionale, ritengo che quello ottenuto sia pur sempre un risultato positivo, sebbene non soddisfacente perché quando uno perde deve ammettere che ha perso. Ed io ho perso». Sotto le Logge dei Banchi, il candidato sindaco sconfitto Andrea Serfogli arriva visibilmente stanco e provato da una nottata insonne, quella che ha sancito la vittoria del suo antagonista politico, Michele Conti. È proprio qui, ai piedi del palazzo del potere pisano che per anni ha frequentato nelle vesti di assessore di punta dell’amministrazione Filippeschi, che Serfogli ha tenuto ieri pomeriggio il suo “discorso della disfatta” all’indomani dal risultato del ballottaggio che ha tinto di verde leghista Palazzo Gambacorti.

Pur ripetendo più volte di non volersi abbandonare ad un’analisi del voto, delle cause che anche a Pisa, come in altri capoluoghi toscani, hanno determinato la sconfitta del centrosinistra, nel suo discorso fatto soprattutto di ringraziamenti ai sostenitori e di buoni propositi per l’opposizione Serfogli ha comunque lasciato intravedere quali sono stati, per lui, i punti di debolezza del Pd e degli ultimi dieci anni di amministrazione pisana. «Volendo fare un po’ di autocritica – ha detto ai presenti – ritengo sia mancato in questi ultimi anni un vero rapporto con le realtà territoriali, con i quartieri. La politica si è mossa troppo all’interno del palazzo, e troppo poco fuori da questo. Durante la campagna elettorale, invece, ho girato molto, e ho visto il volto della povertà, tanto economica quanto educativa, soprattutto nei quartieri più periferici, che sono spesso anche quelli più abitati da stranieri. La Lega ha approfittato del vento nazionale ed ha spinto al massimo su temi come immigrazione, moschea e sicurezza, e questo, unito ad una minore attenzione di iniziativa politica sui territori ha sicuramente influito sul risultato».

Risultato che però, secondo il sindaco mancato, era possibile ravvisare già alle elezioni del 4 marzo, «e forse ancora prima», in quella che con un eufemismo definisce «la mancanza di omogeneità del centrosinistra» e che può benissimo essere tradotto con la profonda crisi del Pd. Eppure, anziché sentirsi bistrattato dal suo partito che all’inizio non sembrava convinto della sua candidatura, Serfogli riesce comunque a vedere il bicchiere mezzo pieno: «Inizialmente è mancata un po’ di unità, è vero, ma ciò che più mi ha dato soddisfazione, nella fase finale e già prima del 10 giugno, è stato l’essere riuscito a mettere insieme la quasi totalità del Partito democratico e anche di aver fatto riavvicinare quella parte di sinistra che si era allontanata dal Pd, cosa che non era per niente scontata, come non lo era il voto degli elettori delle frange più radicali, che ho visto venire ai seggi».

Certo, Serfogli sa che molti di questi lo hanno votato per tentare di scongiurare l’avvento di una destra leghista al governo della città. Molti altri però (glielo hanno detto incontrandolo al seggio o durante la campagna elettorale) lo hanno fatto guardando con speranza al messaggio di rinnovamento e partecipazione contenuto nel programma. «C’era sicuramente una voglia di cambiamento e di critica per questa politica avvertita come poco comunicante con la comunità. Nonostante siano state fatte molte cose positive in città, l’elettorato, fortemente fomentato dalla Lega, ha colto più gli elementi critici. Con duro lavoro ed una campagna elettorale sul territorio siamo però riusciti a controbilanciare questo sentimento, sebbene non del tutto».

«Da questa riflessione dobbiamo ripartire per rilanciare un’azione politica che stavolta ci vede all’opposizione», ha detto poi l’ex assessore parlando delle intenzioni del gruppo consiliare che vedrà, accanto a lui, anche altri sei consiglieri del Partito democratico. Purtroppo la legge elettorale taglia fuori i rappresentanti delle liste civiche che ci hanno sostenuto, ma come ho detto in campagna elettorale, queste esperienze civiche sono molto importanti perché rappresentano un’apertura alla città. Per questo, in questo ruolo nuovo, proporrò che il gruppo consiliare con me nominato rappresenti non solo il Pd ma tutte le espressioni civiche e venga denominato “Laboratorio Pisa democratica 2023”». «La nostra – ha concluso Serfogli – non sarà un’opposizione pregiudiziale, ma non farà nessuno sconto nella difesa di principi e valori democratici e difenderà quanto di buono è stato fatto fino ad oggi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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