Il Tirreno

Pisa

FESTA E DELUSIONE SI SFIORANO TRA LA PIAZZA E IL PONTE DI MEZZO

di FRANCESCO LOI
FESTA E DELUSIONE SI SFIORANO TRA LA PIAZZA E IL PONTE DI MEZZO

Quel ponte, il Ponte di Mezzo, c’entra sempre. In un modo o nell’altro. La cena di venerdì scorso (arcobaleno, ma più che altro verde) con il commensale Matteo Salvini resterà nelle cronache e nella...

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Quel ponte, il Ponte di Mezzo, c’entra sempre. In un modo o nell’altro. La cena di venerdì scorso (arcobaleno, ma più che altro verde) con il commensale Matteo Salvini resterà nelle cronache e nella storia del pre-ballottaggio. E si è infilata nel trasferimento, forse decisivo, di un pugno di voti verso la svolta epocale, verso lo scolorimento del rosso nella roccaforte considerata inespugnabile.

Sempre quel ponte ha visto Michele Conti e le sue truppe, poco dopo la mezzanotte di domenica, dirigersi festante verso Palazzo Gambacorti. Sembrava lo spostamento del carrello del Gioco del Ponte quando ormai la spinta dei combattenti verso una direzione, Mezzogiorno in questo caso, ha preso decisamente il sopravvento. Ad essere abbattuta è la bandierina del centrosinistra.

Un paio di ore più tardi, mentre piazza XX Settembre è ormai vuota, vi stazionano giusto due volanti della polizia ed i portoni di Palazzo Gambacorti si chiudono, il Ponte di Mezzo è ancora protagonista, solcato, in direzione opposta (Tramontana), da due gruppi di persone. Assai diversi per composizione e stati d’animo. Vincitori e vinti.

In quello più avanti svetta Conti, camicia bianca e giacca sulla spalla, l’impressione è che sia leggermente più rilassato, forse anche più consapevole di quello che è successo. Il deputato Edoardo Ziello, dopo aver diretto le truppe in marcia dal comitato elettorale di Borgo Largo al palazzo municipale, ora comanda a ritroso anche la festa.

«Bravi pisani, guardate cosa avete combinato», gridano dal marciapiede opposto due giovani. «Vergogna». Conti si volta con sguardo dubbioso. Un’occhiata ai suoi. Ma finisce lì. Nessuno replica. Meglio così.

A seguire, distanziato di pochi metri, un secondo gruppetto. Nel mezzo c’è Andrea Serfogli. A dir poco deluso, però fa appello a tutta la sua sportività. Un sorriso esce a fatica. Si appoggia sulla balaustra, sotto l’Arno scorre lento, la brezza marina è appena accennata. Con l’ex assessore il fido Michele Passarelli, il coordinatore Pd della campagna elettorale Nicola Landucci, i ragazzi dell’ufficio stampa. Si vorrebbe anche tentare qualche spiegazione ragionata. Un modo soprattutto per alleviare tensione e delusione. Prevale l’amarezza, si lascia perdere.

I due gruppi, vincitori e vinti, raggiungono piazza Garibaldi quasi insieme. Non c’è traccia di movida, è quasi un deserto, anche al famigerato angolo di vicolo delle Donzelle, centrale dello spaccio. Non c’è la movida, non c’è il mercato dei giovani e anche la malamovida è sparita, addormentata.

Conti si perde in saluti, Ziello ordina lo champagne. Intanto il manipolo di sostenitori del centrodestra, tanti sono i candidati leghisti eletti in consiglio comunale, s’impossessa dei tavolini del Bazeel. A servire c’è anche Dario De Nigris, naso incerottato come conseguenza dell’aggressione degli spacciatori. Quella che ha fatto il giro dei tg nazionali, diventando un pezzo della campagna elettorale. Chissà se pensa che presto qualcosa davvero cambierà.

Certo che i luoghi che ritornano cominciano ad essere diversi. Dal ponte della cena-spot elettorale con il ministro alla piazza scenario della faida tra gruppi di spacciatori, dove alla fine sembra averci rimesso solo il commerciante. E quella piazza, come la cena sul ponte, può veramente aver spostato verso Conti un altro pacchetto di voti decisivi. La sicurezza prima di tutto. Nei desideri degli elettori. E nei programmi di entrambi gli schieramenti: scontato per quello di centrodestra, entrato colpevolmente in ritardo in quello del centrosinistra.

Sotto le tende del Bazeel si fa festa. La voce di Ziello spicca. Conti si fa un attimo da parte, saluta alcuni passanti, brinda, ma non si fa travolgere dall’esultanza. Sono le uniche voci che ormai si sentono nella notte pisana.

E l’altro gruppetto, quello di Serfogli? «Ma una bevuta possiamo farcela anche noi o no?», propone sorridendo Federico Benacquista, già candidato con la lista Ghezzi. Riapra il suo ristorante “Anita” in piazza del Pozzetto. In linea d’aria, nemmeno cinquanta metri. Distanze siderali invece quanto ad umore. Là dentro non si possono non sentire le grida che arrivano dal Bazeel. Eppure è inevitabile, spazio ai vincitori. Tra i quali il primo a chiedere di togliere le tende è proprio Conti. Sono quasi le tre, la sveglia suonerà comunque tra poco, c’è la figlia da portare all’asilo e un po’ di questioni burocratiche da sbrigare al Consorzio Agrario. Il resto, sarà “solo” il primo giorno da sindaco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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