Minacciato il socio del Bazeel: «Farai la fine di De Nigris»
PISA. «Farai la fine di Dario De Nigris». È venerdì sera in piazza Garibaldi. Un ventenne tunisino – «mai visto in zona», dicono i commercianti – si presenta al Bazeel insieme a un uomo dell’Europa...
PISA. «Farai la fine di Dario De Nigris». È venerdì sera in piazza Garibaldi. Un ventenne tunisino – «mai visto in zona», dicono i commercianti – si presenta al Bazeel insieme a un uomo dell’Europa dell’est con fare minaccioso. «Vuole entrare per spacciare», dicono i titolari. Gli addetti alla sicurezza lo fermano. Lui cerca di aggirarli. Poi va via. Con la preoccupante minaccia a Gioacchino La Vecchia, socio proprio di De Nigris, l’imprenditore di 52 anni che nella notte fra lunedì e martedì in vicolo delle Donzelle è stato sfigurato al volto con bottigliate, calci e pugni da un gruppo di pusher tunisini appena tornati da una rissa.
È un clima pesante quello che si respira nel centro di Pisa, una città che negli ultimi giorni è stata sfigurata da risse e regolamenti di conti. L’ultimo episodio sabato notte, alle 4, sempre in vicolo delle Donzelle, dove un gruppo di spacciatori, probabilmente tunisini, si sono nuovamente picchiati per un malinteso. Con il personale del Bazeel che ha deciso di saltare il turno della raccolta differenziata porta a porta del vetro. «Tirava una brutta aria – spiega La Vecchia – quindi ci siamo tenuti tutti i cocci. Meglio non rischiare dopo tutto quello che è successo».
La Vecchia non ha paura. Ma è stremato. «Le minacce sono diventate l’ordinario – dice – visto che queste persone pretendono di entrare nel locale per spacciare o comunque per avvicinare i possibili clienti. E noi glielo impediamo, perché li lasciamo fuori». Nella stessa giornata, venerdì mattina, un altro tunisino era passato in bicicletta per piazza Garibaldi urlando «La pagherete cara», all’indirizzo dei vari commercianti della zona. Sabato, invece, altre intimidazioni. «Qua fuori ho visto diversi spacciatori – conclude La Vecchia – ma nonostante camminassero lontani, forse per non destare troppa attenzione, ci salutavano in modo minaccioso. Non ne possiamo più: queste cose devono finire». (s.t.)
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