Il dolore
La calma e il mantra del “cambiare”
1) L’approccio. È freddo, o almeno così pare; magari dentro ha alte temperature, ma non lo dà a vedere. Gestisce una doppia velocità: la sua, di crociera, e le accelerazioni brusche dei suoi...
1) L’approccio. È freddo, o almeno così pare; magari dentro ha alte temperature, ma non lo dà a vedere. Gestisce una doppia velocità: la sua, di crociera, e le accelerazioni brusche dei suoi supporters. Come talvolta accade nelle campagne elettorali, il candidato è più calmo di chi lo sostiene. Non di rado è lui a invitare i suoi a rallentare, a far parlare, a non metterla in bagarre. Sembra vivere con disagio gli accostamenti a Cascina e la critica di essere eteroguidato dalla trazione leghista del suo raggruppamento.
2) Le parole d’ordine. Ripete e coniuga più volte la parola “cambiamento” e il verbo “cambiare”. È il suo mantra; è il passaggio puntualmente applaudito, è un elemento oggettivo e non contestabile. Ed è anche il grimaldello per lanciare un’offerta finale all’elettorato cinque stelle. Attacca Serfogli come elemento organico al centrosinistra di governo a Pisa; accarezza l’orgoglio atavico anti-fiorentino dei pisani.
3) I gesti. Controllato, poco teatrale, non fa battute, non brilla per empatia ma mostra serietà. Con Serfogli non cerca lo scontro diretto, preferisce aspettare e colpire quando è il suo turno. Ha un interessante senso del tempo: spesso consuma tutti i minuti a sua disposizione, fermandosi proprio allo scadere, senza guardare il cronometro. (f.b.)
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