Il Tirreno

Pisa

L’imprenditore De Nigris «Mi aspetto di rivederli conosco chi mi ha ferito»

di Pietro Barghigiani

La prefettura dispone più controlli tra Vettovaglie e lungarni Stretta sui tunisini che hanno aggredito il gestore di Bazeel

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PISA. «Dario, come stai? Che roba, è incredibile». Mancano pochi minuti a mezzogiorno e Dario De Nigris è sul marciapiede tra piazza Garibaldi e lungarno Pacinotti davanti al suo locale Bazeel. Tornato al lavoro dopo le dimissioni di martedì pomeriggio dal Santa Chiara dove è stato operato per la sistemazione del setto nasale fratturato a colpi di bottiglia, l’imprenditore raccoglie gli incoraggiamenti di amici e colleghi.

Quello che è successo a lui poteva capitare a chiunque di sera resta a lavorare in un centro piegato alla mercé dei violenti. Il cerotto sul naso, diversi tagli su guance e fronte sono i segni di una guerra non dichiarata, ma subìta.

Chi si ferma per una pacca sulla spalla. Un sostegno morale che diventa abbraccio solidale. «Ho avuto paura solo a vedere la tue foto in quelle condizioni» gli confida un’amica.

Non si abbatte De Nigris. Sa che in quella trincea della movida inquinata dalle bande di spacciatori lui deve continuare a viverci. E difendersi. Meglio essere difeso.

«Li conosco tutti quelli che mi hanno aggredito – spiega il titolare di Bazeel –. Non so i nomi, ma le facce sono le solite. Sono tunisini che spacciano sul lungarno. Ormai non si nascondono più nei vicoli. Aspetto di rivederli in giro».

L’imprenditore sottolinea che non voleva fotografare quella parte di rissa che da piazza delle Vettovaglie si era spostata fino al suo locale.

Quando lo hanno visto si sono scagliati in quattro contro di lui. Uno con una bottiglia rotta gli ha spaccato il naso. Un assalto animato da una violenza tribale. Tunisini e senegalesi tra inseguimenti, botte e sfregi con cocci di bottiglia. Sul selciato il sangue lasciato dai feriti racconta il tasso di aggressività degli scontri andati avanti da mezzanotte alle 1,30 circa.

«Avevo il cellulare in mano per chiamare la polizia – riprende De Nigris –. Non polemizzo sui ritardi (la polizia era a San Martino Ulmiano alla ricerca di un uomo che aveva minacciato moglie e fratello con un fucile illegale, ndr). So bene che chi lavora in strada si fa un mazzo così. Il problema è che questi spacciatori non restano dentro. La prassi è sempre quella. Li arrestano e poi tornano fuori. Anzi, chi viene preso poi si ripresenta in strada con un atteggiamento anche più spavaldo. Come se si fosse guadagnato i gradi sul campo per scalare le gerarchie di comando nelle zone dello spaccio. Si fanno forti con l’impunità». Le indagini dei carabinieri si basano sulle telecamere di un B&B in vicolo delle Donzelle e tra i contatti negli ambienti dei pusher.

Sono stati sentiti i senegalesi picchiati dai nordafricani e il riconoscimento fotografico si sta restringendo ad alcuni nomi tra i sospettati da sottoporre a De Nigris e agli altri testimoni oculari. Nel tardo pomeriggio il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Angela Pagliuca, ha affidato alla questura l’incarico di intensificare, con un impegno mirato, i controlli su piazza delle Vettovaglie, piazza Garibaldi e i lungarni a ridosso del Ponte di Mezzo dove lo smercio di droga sembra aver trovato nuovi spazi di incontro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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