Trasporti
Rigava le auto dei vicini, condannata una donna di 90 anni
La vecchina teppista dovrà pagare diecimila euro di multa. Il giudice non le ha concesso neanche la sospensione condizionale. Ma l’avvocato ricorre in Cassazione e ottiene un nuovo giudizio
PISA. Ha 90 anni e al traguardo di un’esistenza specchiata si vede attribuire l’etichetta di teppista. Con uno schiaffo morale: per il giudice non merita la condizionale. Alt, dice la Cassazione. Quell’ordinanza del gip va annullata. Non spiega bene perché un’imputata così in avanti negli anni, incensurata, non meriti la sospensione della pena. E così si torna davanti a un altro gip del Tribunale di Pisa.
Storia singolare quella che ha come protagonista un’energica pensionata della provincia pisana che da qualche mese ha varcato la soglia dei 90 anni. Anziana, ma non debole. I fatti per cui si trovò di fronte a un giudice risalgono a quando era poco più che ottantenne. I vicini di casa l’accusavano di aver rigato le loro auto. Due episodi distinti, avvenuti di sera. Lei, la nonnina ancora in gamba dal piglio combattivo, difesa dall’avvocato Roberto Sagripanti, si è sempre proclamata innocente. «Non c’entro niente con quei danneggiamenti, ce l’hanno con me» ha ripetuto nel tempo al suo legale che aveva manifestato la volontà della cliente di subordinare l’ottenimento della condizionale con l’affidamento in prova ai servizi sociali.
«Forse avranno ritenuto che non fosse in grado di badare agli altri – spiega l’avvocato –. Ma non è così. La mia assistita è una persona sì anziana, ma assolutamente autonoma e indipendente».
La prima sentenza arriva nell’ottobre 2013 e in quell’occasione la sospensione viene concessa. Poi è la volta di un decreto penale di condanna che accerta la continuazione dei reati e fissa in 10mila euro di multa la pena complessiva inflitta all’imputata all’epoca quasi 90enne. Ma a quel punto la sospensione viene revocata.
«Nonostante l'espressa richiesta formulata dall’imputata – si legge nella sentenza della Cassazione – il giudice non aveva disposto la sospensione condizionale in relazione al complessivo trattamento sanzionatorio». E su questo aspetto l’avvocato ha impugnato l’ordinanza del gip evidenziando la «contraddittorietà della motivazione in relazione al mancato riconoscimento della sospensione condizionale». Ricorso ritenuto fondato dalla Suprema Corte. Ordinanza annullata e nuovo giudizio davanti a un altro giudice. E la nonnina mai doma ora tornerà di nuovo in Tribunale. Non tanto per l’assoluzione, ma per avere almeno la pena sospesa. Non ci sta a diventare pregiudicata a un’età in cui si dovrebbero solo dare buoni consigli e non cattivi esempi.
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