Il Tirreno

Pisa

il centro sotto assedio 

«Ci siamo chiusi nel locale con i clienti per paura»

di Carlo Venturini
«Ci siamo chiusi nel locale con i clienti per paura»

PISA. Tutti asserragliati dentro ai locali: fuori c’è una mega rissa con lanci di bottiglie e pietre. L’allarme fra i commercianti del centro scatta su Whatsapp: «Chiudetevi dentro voi e i vostri...

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PISA. Tutti asserragliati dentro ai locali: fuori c’è una mega rissa con lanci di bottiglie e pietre. L’allarme fra i commercianti del centro scatta su Whatsapp: «Chiudetevi dentro voi e i vostri clienti; stanno venendo nella vostra direzione». Questo «stanno venendo dalla vostra parte» si riferisce a un gruppo di stranieri, una ventina di persone che si menavano brandendo tutto ciò che gli capitava a tiro e lanciando tutto a casaccio, compresa una bottiglia di vetro piena che ha colpito sulla coscia, la figlia del cuoco della Ghiotteria di vicolo delle Donzelle.

Da piazza delle Vettovaglie è partita la scintilla intorno alla mezzanotte, ma la rissa ha tenuto in scacco per più di un’ora, via delle Donzelle, via dei Notari, Borgo Stretto, piazza Garibaldi e lungarno Pacinotti. Gli esercenti non hanno potuto fare altro che aiutarsi l’uno con l’altro, lanciandosi l’allarme a vicenda, e assistendo inermi all’ennesima rissa fatta stavolta però, in “grande stile” e senza il timore da parte dei protagonisti di essere interrotti dall’arrivo solerte di qualche pattuglia delle forze dell’ordine (di notte, ce ne sono solo tre per tutta Pisa). La zona dove è avvenuta la rissa brulica di telecamere. Ce ne sono ben nove ed è da lì che gli inquirenti sperano di risalire ai protagonisti della notte di follia.

È ancora scosso e pieno di rabbia, il proprietario della Bottega del Gelato Franco Giaquinto: «Ho scelto Pisa perché sulla carta era una città tranquilla. Ho lavorato in tutto il mondo compreso Buenos Aires che a regola doveva essere una città “violenta” e invece non c’è notte o giorno che qui non subisca atti vandalici o debba assistere a risse tra spacciatori». Giaquinto ha appena finito di mettere il nastro adesivo alla sua vetrina andata in frantumi durante la furiosa lite. Sono le dieci del mattino e sulla pavimentazione di piazza Garibaldi, ci sono ancore scie di sangue che proseguono fino oltre la chiesa di San Michele in Borgo.

Rimangono ancora i cocci di vetro insanguinati che un commerciante di Borgo cerca di buttare nella grata delle acque di scolo. «Dalle 17 fino alle 7 del mattino qui è un viavai di spacciatori che fanno i loro traffici davanti a tutti, impuniti e senza temere né noi né le telecamere. La cosa avviene anche la mattina presto e arrivare a lavorare con l’ansia di non sapere che cosa e chi trovare davanti al locale, sfianca la nostra fiducia e la voglia di fare» prosegue Giaquinto.

L’incrocio dello spaccio (via Notari, via delle Donzelle) è in uno stato di degrado urbano ormai decennale come ci mostra anche Andrea Montagnani della Ghiotteria, un altro locale “asserragliatosi” durante il rissone. Montagnani, ancora incredulo per la violenza a cui ha assistito, ricorda: «Era circa mezzanotte. Ero assieme al nostro cuoco e a sua figlia maggiorenne. Avevamo appena chiuso e ci stavamo incamminando a prendere i motorini a pochi passi dal locale. Ad un certo punto grida, spacciatori che correvano, e poi hanno cominciato a lanciarsi bottiglie da un lato all’altro di via delle Donzelle. Si tiravano tutto ciò che raccoglievano in terra». Ai tre, non è rimasto altro che precipitarsi di nuovo nel locale ma la ragazza è rimasta colpita di striscio, da una bottiglia di birra “vagante”.

Lo scenario da guerriglia urbana ha trovato la propria sede “ideale” tra via dei Notari e via delle Donzelle: strade strette e poco illuminate. Sono un vespasiano a cielo aperto che funziona h24. Montagnani ci mostra una recinzione che segnala la pavimentazione divelta. «È così da diversi mesi». Poco più in là, ci mostra dei tavoloni di legno lunghi due metri che tappano altre buche, bici abbandonate, sportelli di contatori del gas divelti dove viene spesso nascosta la droga.

Alle 10 di ieri mattina c’erano ancora scatoloni gettati a terra colmi di bottiglie di birra vuote. La rissa, dopo aver imperversato nei due vicoli e in piazza Garibaldi, si è poi spostata in lungarno Pacinotti davanti alla tabaccheria di Alessio Salvini. «Non era ancora passata mezzanotte che ho sentito una bottiglia infrangersi sul distributore automatico delle sigarette; subito dopo me ne sono arrivate altre sulla vetrina. A quel punto ho fatto entrare le persone che erano lì fuori e ci siamo chiusi dentro».

Secondo la testimonianza di Salvini, la rissa ha coinvolto almeno una ventina di persone. «Per fortuna avevo le vetrine blindate altrimenti sarebbe andato veramente peggio», ricorda Salvini. Lo stesso esercente ha visto poi il gruppo spostarsi verso il Ponte di Mezzo, continuando a lanciarsi di tutto e di più dalla spalletta al lato opposto della carreggiata, dove un bus si è dovuto fermare in attesa della fine del lancio di oggetti.

Lo “sguardo di vicinato” un po’ fai da te, organizzato dai commercianti di fronte all’emergenza, con messaggi su Whatsapp, ha funzionato e ha evitato il peggio. Ma la paura è stata, per loro e per i loro clienti, veramente tanta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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