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Pisa

Falsifica la firma e preleva 20mila euro dal conto del cliente

PISA. Si presentò in banca e falsificando la firma del suo cliente ritirò 20mila euro. Era in difficoltà per gli investimenti sballati collezionati come promotore finanziario. E quel prelievo...

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PISA. Si presentò in banca e falsificando la firma del suo cliente ritirò 20mila euro. Era in difficoltà per gli investimenti sballati collezionati come promotore finanziario. E quel prelievo truffaldino altro non era che un tentativo di tamponare le falle che di lì a poco lo travolsero fino a farlo radiare dalla Consob dall’albo dei promotori.

Marco Mancini, 59 anni, ex professionista del risparmio gestito, originario di Gambassi Terme e residente nella zona del Cuoio, è stato rinviato a giudizio per truffa e falso in scrittura privata.

Ieri mattina davanti al giudice Elsa Iadaresta ha testimoniato il cliente raggirato, assistito come parte civile dall’avvocato Sergio Martelli. L’uomo ha già recuperato quasi tutto dalla banca che consegnò i soldi a Mancini dopo che l’allora promotore li aveva ritirati spacciandosi per il titolare del conto grazie alla falsificazione della firma.

L’imputato, difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio, da tempo è stato radiato dall’albo dei promotori finanziari.

L’accusa? Avrebbe effettuato operazioni non autorizzate per conto di alcuni clienti e avrebbe consegnato loro false rendicontazioni. In particolare, il 20 febbraio 2013 alcuni clienti avevano presentato un reclamo alla banca lamentando che «dalle informazioni assunte nella struttura territoriale della stessa non vi è più traccia dei cospicui investimenti al tempo sottoscritti». Anche altri clienti, il 26 febbraio 2013, avevano presentato reclamo alla banca lamentando che «Mancini avrebbe effettuato per loro conto sottoscrizioni di titoli azionari mai richieste o autorizzate» e «avrebbe rilasciato loro false rendicontazioni in merito alle rispettive posizioni patrimoniali». Altri clienti ancora accusavano Mancini di aver eseguito operazioni d’investimento ad alto rischio senza il loro consenso e che avrebbe nascosto le notevoli perdite finanziarie maturate negli anni «tramite la predisposizione di rendiconti falsi».

Mancini non si difese, ma provò a giustificarsi: «Per non aver avuto il coraggio di raccontare ai miei clienti delle perdite subite ho nascosto il tutto con estratti conti falsi e per rimediare ho cercato di fare operazioni speculative che invece di migliorare o attenuare la situazione l’hanno peggiorata».

Nel suo ufficio a Santa Croce sull’Arno vennero trovati degli appunti scritto a mano così titolati: "Clienti a cui mancano soldi: sono quelli evidenziati in giallo" e per alcuni è indicato "ha meno di quello che pensa" e per altri è evidenziato "non ha più nulla".

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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